sabato 26 dicembre 2020

Leggete tutti

 Mi è sempre piaciuto ascoltare le persone parlare. Ero troppo piccolo però per poter comprendere la storia  della mia bisnonna. Lei, tuttavia, a discapito della sua veneranda età all’epoca, non è mai stata troppo vecchia per raccontarla. Certo, ci sono alcuni che non amano parlare del proprio passato, ma Teresa Crovara non era una di loro. Ho scoperto quei nastri quasi per caso: la qualità della registrazione era pessima ma era comunque possibile percepire il fervore che animava la bisnonna raccontare la cornice storica della sua avventura. Era stata intervistata da un laureando sul tema delle migrazioni italiane agli inizi del Novecento. Il contesto di quei suoi anni passati in Argentina, lontana da casa, era stato chiarito, ma quello che aveva realmente passato in quel paese dell’America Latina  rimaneva immerso nel mistero. Una donna che aveva imparato lo spagnolo ma che, una volta tornata, l’aveva chiuso in un cassetto insieme a una vita intera: a Stella non c’era più stato nessuno con cui parlarlo. Quando sono diventato abbastanza grande per chiedere perchè non si sapesse nulla al riguardo dell’esperienza transoceanica della bisnonna, mia madre, quasi in preda alla vergogna, ha risposto che non c’era stato nessuno della famiglia a farle domande. Sua figlia, mia nonna, era troppo riservata e manipolata da un timore reverenziale quasi malsano per farle domande. Quanto ai nipoti, la fortuna di averla accanto nella vita di tutti i giorni offuscava il loro desiderio di saperne di più. Io, però, che l’ho conosciuta solo agli strascichi della sua esistenza e senza la possibilità di un confronto diretto, sono qui a scervellarmi per l’impossibilità di recuperare la sua storia. I primi ricordi della mia vita sono con lei e forse dovrebbero bastarmi per ricordarla. Sono convinto però che per capire noi stessi più a fondo sia necessario conoscere chi c’era prima.



Non sto scrivendo per raccontarvi dei miei ricordi con la bisnonna: per tradurli in un testo ci sarà il luogo e il momento adatto. Il motivo di questo post è legato al mio desiderio di ascoltare le vostre storie o se non le vostre, quelle delle persone a voi vicine che vogliono raccontarle, ma che, per i più svariati motivi, non hanno nessuno disposto ad ascoltarle o,  quelle di chi non c’è più ma è ancora vivo nel ricordo di chi ne vuole parlare . Sarà poi compito mio trasformarle in parola scritta e donarle al richiedente perchè ne faccia l’uso che gli pare opportuno. Mi sono prefissato di lavorare ad una storia al mese e di rielaborarla nel genere letterario che più si confà a ciascun ricordo: potrebbe essere un breve racconto, una sceneggiatura, un diario o una poesia. 

Il lavoro di preparazione richiede almeno tre incontri conoscitivi e un’intervista mirata da parte mia per chiarire alcuni aspetti della storia che volete raccontare. 

Ascolto storie in italiano, giapponese, inglese. Le rielaboro poi in italiano ma le traduzioni in altre lingue sono sempre possibili.

Ad oggi apro le porte a 12 storie, una al mese, da ordinare a seconda delle vostre/ mie disponibilità.

Garantisco massimo riserbo e discrezione.

Mi trovate alla mail gabrielerebagliati@gmail.com

P.s.: la mia storia personale la scrivo ogni giorno, su un diario. Il destinatario non è ancora nato ma chissà, forse un giorno, quando potrà leggerne il contenuto, ne sarà felice. 


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