domenica 9 febbraio 2020

Rassegnazione sorniona

Non saprei chiamarla altrimenti. Quando il titolare del negozio di pollo, una certezza del quartiere, si trova improvvisamente senza nulla da fare e, quasi sollevato, si affaccia dall’uscio dell’attività per dare un’occhiata fuori: un’orda indemoniata di avventori si accalca, tutti smaniosi di assaggiare le prelibatezze del negozio posizionato all’esatto opposto della piazza e speculare anche nell’offerta. Un nuovo locale dal nome altisonante: “Il Dio del pollo”. Il veterano delle fritture, lungi dall’immaginare una disfatta e dall’elaborare un piano difensivo, si limita ad osservare. Forse imparerà qualcosa che gli potrà tornare utile, poi non è male riposare e rimettere i piedi a terra in questi giorni in cui il mondo sta versando nell’isterismo generale. La curiosità è tale che potrebbe spingerlo persino ad assaggiare uno dei manicaretti del rivale. Ad ogni modo, sembra rivivere nell’effimero trionfo del nuovo inquilino il sogno che lo ha spinto a intraprendere l’attività della friggitoria tanti anni prima e compatirlo per tutti i problemi che lui stesso ha già precedentemente affrontato, ma di cui il novello venditore è ancora ignaro.  Attraverso la piazza esaminando la scena. Senza fermarmi perchè odio le file e non voglio interrompere le riflessioni del veterano anche se mi è venuta voglia di pollo. Tiro dritto con l’impressione di aver avuto anch’io la mia dose di rassegnazione sorniona giornaliera- la mia però rivolta verso la folla che gremisce schiamazzante della piazza. Il pollo rimane pollo e la differenza-se c’è- non vale un’ora di attesa.

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