lunedì 29 giugno 2020

Anda Gyoza

Nonostante fosse mezzogiorno già c’era coda. L’informazione l’avevo trovata il mattino  consultando una vecchia rivista che pubblicizzava i locali Michelin con prezzi modici a pranzo. Il tempo mi ha aiutato a decidere: c’era il sole e sbrigato il pasto potevo raggiungere comodamente dal ristorante il santuario Meiji-Jingu per una passeggiata fra le fronde ombrose dei suoi alberi. Yoyogi-Uehara non è il mio quartiere preferito perchè a giustificare la vicinanza del parco, tutta la zona è stata vittima di una cementificazione feroce e indiscriminata: speravo però che a godere sarebbe stato il palato e alla vista la gratificazione sarebbe giunta dopo, disteso su un prato verde a guardare il cielo. Il ristorante serve ravioli cinesi al vapore (饺子, jiazi, in cinese 水餃子 suigyoza, in giapponese) con zuppa e riso. L’atmosfera è accogliente e informale, il menù in giapponese in inglese. Per assaggiare tutte le varietà di ravioli del locale la mia scelta è caduta sul 餃子セット, gyoza setto. Dopo poco sono arrivati otto ravioloni fumanti ai gusti di pollo e coriandolo, carote e curry,maiale e funghi, e pollo e zenzero (li ho scritti in ordine di preferenza anche se una volta terminato il piatto ho riordinato i ravioli alle carote e curry, quelli che mi avevano incuriosito di più). Il tutto sorseggiando un ottimo succo all’anguria di produzione del locale per affrontare idratato la calura pomeridiana. Se vi capita di passeggiare al parco e vi viene un languorino, il posto è ottimo per ristorarsi anche per una merenda salata. Fino alle 19:00. 
按田餃子Anda Gyoza, Tokyo, Shibuya Yoyogi Uehara.

sabato 27 giugno 2020

Dritto dal gabinetto alla scrivania

Arriva una sola volta al giorno e non sta ad ascoltarti. Aspetta solo un secondo in più e la perderai. A quel punto rimarrai solo tu e il tuo essere approssimativo a piangere su te stesso in coro. La giornata trascorrerà grigia o colorata a seconda del tempo. Scordati però che ti visiti ancora. Anche se lo speri e non esci di casa attendendo il momento propizio. Quanto ami dormire e quanto sei combattuto. Sbarrarle la porta per sempre o lasciarla entrare alle sue condizioni. La tua vita cambierebbe. Tutto ne risentirebbe perchè sarebbe come aggiungere una parte alla tua giornata a tratti già abbastanza estenuante. Però da qualche parte è dentro di te, ti caratterizza ma non si lascerà mai domare. Potresti impazzire se non le lasci spazio; sai che in fondo è la cosa giusta. A quarant’anni litigare come bambini, vuol dire rimettersi in gioco. È la cosa più genuina che hai ma se continui così la cancellerai con le tue mani. Ti consiglio di lasciare la porta aperta e non opporre resistenze. Queste levate mattutine sono un segno che lei sta disperatamente tentando di comunicare, a modo suo. Dopo il gabinetto, la tappa obbligata diventa la scrivania. Non dimenticarlo. È un monito blando delle nove di mattina che proviene non so da chi sa dove, ma mi ha imposto di scrivere. Non è lei, mai si preoccuperebbe di farsi annunciare. Proviene piuttosto da un mondo di persone che non esistono più e che si divertono a scandagliare fra i loro ricordi come se fossero tuoi. Placali e falli rivivere attraverso di lei.




domenica 9 febbraio 2020

Rassegnazione sorniona

Non saprei chiamarla altrimenti. Quando il titolare del negozio di pollo, una certezza del quartiere, si trova improvvisamente senza nulla da fare e, quasi sollevato, si affaccia dall’uscio dell’attività per dare un’occhiata fuori: un’orda indemoniata di avventori si accalca, tutti smaniosi di assaggiare le prelibatezze del negozio posizionato all’esatto opposto della piazza e speculare anche nell’offerta. Un nuovo locale dal nome altisonante: “Il Dio del pollo”. Il veterano delle fritture, lungi dall’immaginare una disfatta e dall’elaborare un piano difensivo, si limita ad osservare. Forse imparerà qualcosa che gli potrà tornare utile, poi non è male riposare e rimettere i piedi a terra in questi giorni in cui il mondo sta versando nell’isterismo generale. La curiosità è tale che potrebbe spingerlo persino ad assaggiare uno dei manicaretti del rivale. Ad ogni modo, sembra rivivere nell’effimero trionfo del nuovo inquilino il sogno che lo ha spinto a intraprendere l’attività della friggitoria tanti anni prima e compatirlo per tutti i problemi che lui stesso ha già precedentemente affrontato, ma di cui il novello venditore è ancora ignaro.  Attraverso la piazza esaminando la scena. Senza fermarmi perchè odio le file e non voglio interrompere le riflessioni del veterano anche se mi è venuta voglia di pollo. Tiro dritto con l’impressione di aver avuto anch’io la mia dose di rassegnazione sorniona giornaliera- la mia però rivolta verso la folla che gremisce schiamazzante della piazza. Il pollo rimane pollo e la differenza-se c’è- non vale un’ora di attesa.