sabato 22 dicembre 2018

Una storia in embrione

Continuo le mie passeggiate ogni giorno. Armato di una storia in embrione come se fosse un rametto di legno per liberarmi il passaggio . 
Lo stesso percorso che si snoda da casa alla cava. Mi aspetta un momento contemplativo, lassù in cima allo spuntone di rocce che si apre sulla valle. Mi illudo sempre di essere solo, ma qualcuno mi osserva. Gli animali del bosco, i rumorosi cani del vicinato che non smettono di abbaiare finché la mia sagoma scompare alla loro vista. Oggi ho addirittura incontrato un cacciatore che impugnava un fucile e tornava a mani vuote accompagnato dal suo fedele segugio. Sarei dovuto essere altrove ma ho rimandato i miei impegni per ripetere la passeggiata. C’è qualcosa di sacro nell’affrontare questo percorso quotidianamente. È come una promessa che mi lega a questi luoghi. Vienici a visitare e fra questi arbusti, le foglie sulla strada dismessa, la vista della cava e quant’altro ti si para davanti troverai quello che cerchi. C’è una relazione fra questo rituale e l’evoluzione della storia che abiterà questi luoghi. O forse la storia diventerà qualcosa che ancora non so. Per ora l’unica soluzione plausibile è continuare a camminare. 


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