domenica 14 gennaio 2018

Ancora Tokyo (chissà per quanto...)

Di solito salgo sul treno per andare al lavoro. Oggi lo prendo con un altro spirito. Munito di penna, di un biglietto giornaliero di un kit multiuso venduto in stazione e di una validissima compagnia mi accingo a sfidare Tokyo Metro, il polipo gigante i cui tentacoli affondano nella terra per centinaia di chilometri e definiscono una città nella città, altrettanto complessa e arzigogolata rispetto alla sua controparte nel mondo mappato.

 Le mie attese non sono deluse e mi calo completamente nell'avventura: oggi mi sento fortunato di abitare in una città che offre così tanto e quasi mi commuovo nel vedere che il gioco è convincente in tutte le sue parti. E così nell'arco della giornata mi cimento in origami, nel bingo su un treno in corsa e corro, salto mi spremo le meningi fra una stazione e l'altra della metro. Le prove le intervallo a piccole pause dove mi fermo a osservare zone della città che mai mi era capitato di bazzicare prima. Dopo molto tempo l’ho guardata negli occhi e ho pensato che alla fine non era così male. 

Per Tokyo non basta una vita ma neppure due corpi. Bisognerebbe triplicarsi  all’ora di pranzo per gestire la varietà dei menù dei ristoranti e avere quattro gambe per macinare le enormi distanze fra un posto di lavoro e l’altro. Oggi però mi ha fatto divertire e mi ha ricordato che niente va mai dato per scontato. Forse la nostra separazione è vicina, io lo sento, forse lo percepisce anche lei.

 E allora godiamoci la reciproca compagnia finché dura, mio grande, indecifrabile, luccicante groviglio!

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