venerdì 14 luglio 2017

Oserei chiamarti Snupina

Sui resti di una costruzione millenaria cammino a stenti guardando il vuoto intorno. 

Non c'è nulla a cui possa aggrapparmi per sfuggire al senso di vertigine che mi irrigidisce le gambe. Da piccolo invocavo i crepacci, i burroni e tu mi accontentavi riproducendoli su carta come meglio potevi. Era tutto bidimensionale, ma io ci mettevo l'immaginazione. C'era qualcosa di inconciliabile fra il desiderio di maternità precoce di una bambina che si materializzava nelle culle disseminate tra quelle pagine innocenti e la mia attrazione per le cadute libere in fosse aguzze piene di serpenti velenosi e dinosauri. Gli episodi, però, arrivavano puntuali e passavi interi pomeriggi a disegnare, strappare, rifare assecondando i miei capricci di incapace a superare lo scoglio della prima pagina. Sei tu la fumettista mancata della famiglia. Poi è arrivato il sangue a separarci. Raggrumato si è trasformato in una parete invalicabile. Le stanze da letto sono diventate due e ci siamo persi nei meandri della vita. Tu in Svezia, io in Germania, tornati pieni di interrogativi in differita. Parentesi canine e feline, tu mare, io montagna non esisteva tregua né riconciliazione. Chi l'avrebbe detto che ti avrei ritrovato grazie allo zampino di chi, da dietro la cattedra della scuola media che abbiamo frequentato, aveva sortito un incantesimo a lungo termine. Una magia che avrebbe trovato la sua realizzazione a distanza di anni, nella cornice  incantata e  allo stesso tempo terrificante della Grande Muraglia.

Sui resti di una costruzione millenaria cammino a stenti guardando il vuoto intorno. 

Vinco la mia paura più grande: quella di stringerti la mano. In un attimo tutti i miei pensieri distorti , le rotture e le incomprensioni si ridimensionano e si dissolvono come sabbia sui nostri passi, calibrati lenti su una voragine che si spalanca, ma che con te non mi fa più così più paura.

Oggi oserei chiamarti Snupina, cara mia amata sorella!


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