mercoledì 21 settembre 2016

Le polacche a Stella 6) Rottami stellari e piratesse in collina

Zoppicavo per la salita. Non c'erano appuntamenti, solo nuvole di fumo rivelatrici in cima alla collina. Troppe cose mi turbinavano nell'animo, troppe per un corpicino così esile. Anche i pensieri pesavano, quell'estate. La vita si stava moltiplicando e la bidimensionalità dei fumetti non bastava più a mappare il quotidiano. Valeva la pena  di parlare con Apollo, le spalle appoggiate al vecchio albero, a godersi la frescura fino ai primi languorini che precedevano la cena. Nessuno a parte il sottoscritto sapeva dove si rifugiava: il suo momento di libertà lo condivideva solo con me. Inizialmente lusingato e compiaciuto di essere al corrente del suo segreto, ora felice di farne parte a tutti gli effetti.
Trafelato mi ero fatto strada fra le siepi e una volta in cima ero stato accolto da una nebulosa irrequieta proveniente dalle sue narici.
"Mia nonna parla troppo, quindi sapevo già che eri fuori; sinceramente però non ti aspettavo così presto. Ti sei giocato l'estate comunque, si può sapere che facevi sul terrazzo?"
"Guardavo le stelle e all'improvviso è cascato tutto!", mi giustificavo come potevo, ero il primo a pensare a quanto fosse stato ridicolo.  
"Puoi ritenerti fortunato, cos'è hai la spalla rotta?"
"No ho una slogatura e mi hanno fasciato per precauzione..."
"E la testa?"
"Quella mi preoccupa di più. Pensa che sono convinto di aver visto Bella in ospedale nella brandina di fronte alla mia...Per di più con un occhio nero a guardarmi dall'alto come se fosse il mio angelo custode. Tu l'hai vista di recente?"
"Chi la Piratessa? Così la chiamano ora in paese. Bella lo sarà di nuovo fra qualche mese se riescono a salvarle l'occhio...Spappolato chissà come o da chissà chi...Comunque anche la benda le dona, secondo me..." Bella era volata via da quella stanza d'ospedale, lasciando il letto di Edyta vuoto e rinascendo come Piratessa in un paese senza il mare. C'era chi emulava le stelle con risultati disastrosi  e chi raggiunto l'agognato traguardo di tutta una vita, la felicità in mano e uno stuolo di pretendenti ai suoi piedi, lo perdeva, retrocedendo dal ruolo di principessa a guercio lupo di mare. Bella non era più Bella e io non ero più io, ma un rottame di stella cadente senza desideri. Apollo mi porgeva la mia prima sigaretta e io la accettavo. Con l'altra mano raspavo nervosamente il tappeto erboso come  per scacciare i cattivi pensieri, troppi in un solo giorno. 




mercoledì 14 settembre 2016

Le polacche a Stella 5) Un mondo migliore



Le cadute erano la prerogativa di pochi in quella notte d’agosto. Io ancora con le fattezze di un bambino mi ero guadagnato un posto nel reparto femminile. Il resto del pronto soccorso in balia dei residui di uno scoppiettante Ferragosto. C’è chi alle stelle aveva preferito le girandole comprate al mercato. Era questione di un attimo, costava un fiammifero e a distanze ravvicinate si poteva ricreare l’illusione di collisioni stellari. Del tutto plausibile che qualcosa andasse storto: qualche vittima doveva per forza esserci per giustificare l’onta subita dalla volta celeste da parte di un’umanità che si credeva sempre più onnipotente. Infermieri e personale ospedaliero nel caos tentavano invano di rintracciare un medico che, in quello stesso momento, si trovava a mille chilometri di distanza sorseggiando un Bloody Mary e lanciava speranzoso occhiate maliziose alla vicina di ombrellone. Il mio sguardo invece era fisso sulla targhetta che campeggiava davanti al letto di fronte, rifatto alla perfezione: recitava Edyta Kowalczyk. Per me i nomi erano troppo importanti e l’incapacità in quell’ accozzaglia di lettere di trovare il senso della persona che io avevo battezzato Bella, mi lasciava perplesso e deluso, quasi indolenzito, non bastasse il dolore fisico provocato dalla caduta di quella notte. Questione di chiudere gli occhi e sbattere le palpebre perché lei si volatilizzasse e per di più cambiasse il nome che le avevo dato. In quel letto d’ospedale rimuginavo sul fatto che la giustizia esisteva solo per pochi e di sicuro non aveva riguardi nei confronti delle persone che come me amavano sognare un mondo migliore.