domenica 31 luglio 2016

Le polacche a Stella (storia a puntate) 1) La corriera

All'epoca molte persone viaggiavano in corriera. Lenta fino all'inverosimile impiegava quasi un' ora per percorrere lo stesso tragitto che in macchina si faceva in venti minuti. Tutte quelle curve invitavano a viaggiare leggeri per non incorrere in malesseri improvvisi. Alcuni autisti erano particolarmente loquaci e le peripezie  del malcapitato di turno, bersaglio delle loro chiacchiere, erano dunque di dominio pubblico fra gli altri passeggeri. Ognuno occupava un posto predefinito e mai sarebbe capitato di vedere la fazione di Stella S. Bernardo mischiata a quella di Ellera. Gli spazi vuoti abbondavano perchè si trattava di un veicolo enorme, incredibile come potesse avventurarsi per quelle stradine di montagna senza provocare incidenti. E così è stato. Poi sono arrivate loro a rompere gli equilibri. Erano cinque o sei, alcuni ne vedevano addirittura sette. Un giorno in cui pensavo di essere in ritardo e di aver perso la corriera, ho trovato l'autista intento a dispensare biglietti attraverso l'apparecchio manuale che di rado veniva usato e che, a quanto pare, gli stava creando parecchie difficoltà. "Strano"- ho pensato. Normalmente, gli abitanti del villaggio si riforniscono di biglietti dalla signora della tabaccheria. Ricordo di aver alzato lo sguardo e di essermi perso in una foresta di occhi chiari, di gradazioni che non esistevano in quei luoghi. Erano loro, le polacche, le sirene ammaglianti venute da lontano a turbare l'estate dei grandi e i sogni degli adolescenti che, come me, si affacciavano con curiosità e timore alla vita adulta.

domenica 24 luglio 2016

Le metamorfosi, vent'anni dopo

Un libro impolverato impilato nello scaffale della libreria di casa. Dimenticato quasi per sempre. Lo ritrovo in un negozio di libri. La rilegatura è più accattivante. Il contenuto innocuo perchè sconosciuto. Il titolo più doloroso di un pizzicotto. Fa ancora male. Quel giorno d'estate di quasi vent'anni fa. Io a ripassare nei corridoi tutta la letteratura latina che non avevo mai studiato in quei tre anni di liceo. La colpa era di tutti, ma soprattuto era stata della mia incapacità di cambiare scuola al momento giusto. Quell'insofferenza di fondo che accompagnava i giorni in cui ancora non conoscevo l'amore, quello vero nelle sue accezioni carnale e spirituale. Di lì a poco le mie certezze si sarebbero sfaldate, le dighe avrebbero ceduto ad un flusso improvviso d'acqua torbida, io sarei diventato adulto. Finita la storiella dell'allievo modello, non potevo più giustificarmi dietro ad un ruolo che mi aveva sempre fatto comodo. Era facile vivere fingendo di ascoltare quello che dicevano i professori, annuire con la testa e rendersi complici del trionfo dell'egocentrismo della cattedra. Sono sprofondato in un baratro buio perché non avevo saputo raccontare una storia. Una sconfitta cocente.Non si trattava di date né di concetti filosofici: si trattava di una notte di plenilunio dove gli uomini prendevano la sembianza di asini. O viceversa. E lì che stava la differenza tra chi aveva letto il tomo o si era semplicemente limitato al bignami e  a pregare  di non essere interrogato sull'ultimo argomento del programma. Quello che non si ha tempo di fare in classe ed è dato distrattamente da leggere a casa sussurrando : "É meglio per tutti se quest'anno latino non esce". Tre le vittime sacrificali, immolatesi individualmente senza neppure un colpo di telefono. Risultati immediati disastrosi, significativi nel medio periodo.
Quasi vent'anni dopo vado a cercare quel tomo impolverato e lo tengo stretto fra le dita. Tutto quello che non mi hai dato mi ha reso quello che sono oggi. Cosa sarebbe successo se ti avessi letto tanti anni prima? Allora avrei avuto la presunzione di capire il mondo, mentre non lo conoscevo affatto. Ora a distanza di anni, leggerti non può farmi che bene per arricchire la mia cultura in fatto di classici latini: all'orizzonte non c'è alcun esame di maturità e in quanto a brusche deviazioni dietro l'angolo ahimè non sono più i libri a provocarle.