sabato 5 marzo 2016

我想学中文

Cosa mi rende più felice in questi giorni? Tornare dal lavoro e aprire il mio quaderno di cinese. Quell'ora piacevole in cui abbandono la quotidianità per gettarmi in un mondo nuovo. Una realtà che più di una volta ha attraversato la mia vita in forme diverse: inizialmente erano i romanzi introvabili di P. S. Buck. Allora avevo il tempo di perdere i pomeriggi nei mercatini di libri e trascorrere ore a parlare con il proprietario mettendo a soqquadro le bancarelle. Poi è arrivata Lu En e la mia dieta si è arricchita delle prelibatezze della cucina di Canton. Gli gnocchi di riso alla piastra li ho rivisti in un ristoranti cinese di Oakland. Erano anni che non ne mangiavo perché in Giappone non li trovavo da nessuna parte. E come dimenticare l'Istituto Italo Cinese con Yari, Francesca e Karina come compagni. Allora si studiava il giapponese ma dall'altra sala proveniva un canto cadenzato dalla voce severa del professore: si esercitavano con i toni mentre noi sognavamo prelibati piattoni di sushi. Vedo le lingue straniere tingersi di una bellezza propria priva di qualsiasi sfumatura strumentale. Il comunicatore che c'è in me soccombe al fascino di un suono incomprensibile proprio perchè tale è. La mia vita si arricchisce di una nuova sfida ardimentosa. Cerco compagni di viaggio per abbandonarsi all'insondabile delle espressioni simboliche e fonetiche del mandarino. In un ambiente caldo e ospitale: la scuola di Sancha.