mercoledì 14 dicembre 2016

Trasforma quest’Odissea in una storia e ti sarà gradita


Il computer decide da solo. Quando si avvia, visualizza i documenti più recenti, quelli su cui mi spremo le meningi ogni giorno da troppo tempo a questa parte. Non mi lascia scelta. Oggi però  si è aperta una pagina bianca e io a osservarla inebetito aspettando che si materializzasse l’inglese, le note, gli errori, i pensieri ingarbugliati di chissà quale capitolo scritto, riscritto, editato, scomposto, rinominato e spersonalizzato in ottemperanza allo stile accademico. Invece no, è rimasta bianca. A mo’ di opportunità, balenata all’improvviso, in questo mondo fitto di informazioni, dove l’occhio, l’orecchio e addirittura il polso sono sempre attenti e connessi, mai che gli sfuggisse qualcosa, severi riportano il pensiero che fluttua all’ordine. Scrivere su un foglio bianco senza sapere esattamente dove andare a parare, in questi tempi tesi come le corde di un violino è ardito da parte mia, sospeso su un filo mentre nessuno sta a guardare e pensa ingenuamente io cammini a braccetto con una geisha tra le siepi di un giardino giapponese. La mia vita si dipana fra un documento e l’altro e i pochi momenti di pace sono quando prendo in mano un libro di carta e spiego il passivo a degli studenti per mia fortuna volenterosi, che mi ascoltano e mi sostengono. Non voglio scomparire in una giungla di dati senza voce, mentre il macchinario che produceva la pasta che mangiavo da bambino oggi si è fermato. Mi nutro di lettere che farciscono all’inchiostro fogli taglienti di una stampante che due volte per tre si inceppa facendomi infuriare. Veleno puro nel piatto. Scrivendo queste righe libero una parte della mia anima tormentata e sorrido, mentre il telefono squilla e dalla cornetta dirompe una voce a tratti materni a tratti incazzata: una fata sui generis che si nasconde, riappare e regala lampi di genio. Un messaggio lampeggia dal cellulare e altre parole di conforto mi regalano il sollievo necessario per terminare la frase, chiudere il documento e ricordarmi che scrivere non è una tortura. Trasforma quest’Odissea in una storia e ti sarà gradita.

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