martedì 4 ottobre 2016

Le polacche a Stella 7) Speranze al reparto surgelati

Volevo accorciare le distanze. Accoglierle in questo paese dove ero al corrente di tutto, vedevo tutti tranne loro. Speravo di trovarmi in pizzeria e ordinare con la sorpresa di averle al tavolo di fianco a festeggiare. Andavo tutte le sere con quella speranza e i miei amici che mi ripetevano cosa c'era da celebrare di così speciale ogni giorno imperterrito da Osvaldo, costava pure un patrimonio! Invano avevo saccheggiato il salvadanaio, il portafoglio di mio padre e chiesto un prestito con gli interessi a mia cugina, cavalcava una bicicletta gialla e mi guardava storto, mi ricordo. Lei mi aveva capito più di tutti e già ci provava a dissuadermi dall'impresa: non voleva esserci a raccogliermi con il cucchiaino- già la delusione con Petra le era bastata. I giorni passavano e la pizza si raffreddava: probabilmente non corrispondeva alle loro abitudini alimentari. Le comari dicevano che per di là si mangiavano solo patate e dopo i trent'anni meglio guardare altrove che ti passava la voglia. Da quell'agonia mi ha salvato il supermercato. Una lista striminzita che ci aggiungevo sempre almeno una confezione di Sofficini e un Filadelfia, incurante delle urla postume di mia madre. La fila alla cassa,  mentre Matilda davanti a me completava la spesa per un banchetto matrimoniale improvvisato a cui non ero neppure stato invitato. Lo sguardo spaziava alla ricerca di una novità che guastasse il tripudio ingiustificato di una spesa a due zeri per poi cascare su un pezzo di carta sbiadita che da chissà quanto tempo era lì- dovevo assolutamente verificarlo. Mi sono fatto prestare una penna e ho annotato il numero sullo scontrino, poi sono tornato a casa e ho preso in mano il telefono. I Sofficini scongelati, dimenticati nel sacchetto sotto il tavolo della cucina.

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