martedì 16 agosto 2016

Le polacche a Stella 4) Stelle

Guardavo le stelle innocente sul terrazzo di casa, immerso nella frescura estiva della collina. Le stelle cadevano e io le contavo insaziabile. Montagne di desideri: ne esprimevo uno e poi subito  un altro in grado di annullarlo. Incapace di capire cosa fosse meglio per me, pensavo tutto e il contrario di tutto.    Troppe stelle non riuscivo a stare dietro a quello spettacolo pirotecnico: che scegliessero gli astri al mio posto. Era diventata una conta simile a quella delle pecore, mi conciliava il sonno. Appoggiato alla ringhiera, guardavo le stelle. Una ringhiera la cui ultima manutenzione risaliva agli anni settanta, quando nessuno immaginava che vent'anni dopo un adolescente sprovveduto sarebbe stato lì a sporgersi affascinato dal cielo stellato. È stato un attimo: un secondo in cui ho pensato anch'io di potermi librare in volo e diventare stella, mentre la ringhiera che mi sosteneva, cedeva, piegata dalla fatica, dalle piogge, dalla ruggine e dalle intemperie del tempo. La sensazione è durata un istante poi ho capito di essere in pericolo: troppo tardi per sottrarmi alla rovinosa caduta. Con me l'intera fila di vasi che mia madre annaffiava ogni mattina e che le erano valsi il premio di "Terrazzo Fiorito" l'anno precedente. Mi accompagnavano le mille stelle cadenti che non avrei potuto contare e i petali sparsi per aria mentre le mani tentavano invano di afferrare qualcosa, di cercare un appiglio per evitare l'impatto. Che c'è stato e mi ha procurato una lesione alla spalla e una  piccola contusione celebrale. Era tarda notte ma il baccano ha scatenato il vicinato: mi hanno raccolto, mia madre gridava per me, per i fiori per quella sciagura che si era abbattuta sulla nostra casa. Tramortito i suoi lamenti mi arrivavano flebili e avrei voluto rispondere che mi dispiaceva per il terrazzo, per i fiori e che gliene avrei comprati altri, ma poi sono svenuto. 

Mi sono svegliato ore dopo al pronto soccorso: steso su una barella ho aperto gli occhi e la volta celeste si era trasformata in uno spoglio soffitto ospedaliero. Poi il mio sguardo ha incrociato il suo: dall'alto un occhio verde tumefatto mi fissava sollevato. Era Bella, una delle ragazze polacche.





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