sabato 7 novembre 2015

Ti ho amato e sono felice tu sia felice (ai tempi della rete)

Sto andando alla deriva. Sono reduce da un lungo sonno forzato. Un sonno anticipatore di notizie sensazionali che avrei sgranocchiato insieme alle medicine una volta sveglio sulla timeline di Facebook. È la parte più insondabile del mio cervello a generare tali proiezioni rivelatrici sul futuro? È il potere di Facebook e della moltitudine delle connessioni che crea a risvegliare e suggerire itinerari possibili che una volta battuti solo con il pensiero si avverano? O è la forza di un legame solido  che si instaura fra due persone e valica tempo e spazio a materializzarsi in una folata di vento improvvisa, una riflessione sulla propria vita da un certo punto a un altro avviata in un momento decisivo a raggiungere l'altra persona di soppiatto e a renderla consapevole di quello che sta accadendo da tutta un'altra parte? E soprattutto quale dev'essere la mia risposta se non tentare di rintracciare chi da così lontano mi ha mandato un messaggio? Per accertarmi se tali segnali onirici hanno un riscontro nel mondo reale, devo comunque affrontare il virtuale. Apro il social network e non trovo il suo nome. Se non sei su Facebook non esisti. Non voglio credere a queste assurdità e la cerco nel riverbero della luce che ha generato di riflesso nelle vite degli altri. Scopro che cosa fa, che sta bene osservando chi gode della sua presenza nel quotidiano. Confermo la notizia e mi chiedo perché. Potrei provare a raggiungerla nuovamente nei sogni, ma questo metodo è tutt'altro che infallibile. Mi affido al flusso casuale di informazioni della rete. Agli algoritmi che prescrivono a chi e quando trasmettere le informazioni. Non c'è fretta data la lontananza. Piuttosto che pensare a una battaglia persa in partenza, spero che le mie riflessioni attivino una risposta di qualcuno che appartenga alle nostre cerchie e legge queste righe. Perché un giorno raggiungano a destinazione. Sotto le spoglie di un fascio di bit in formato testuale o di un'onda elettrica che stimola un neurone durante il sonno. L'amore ancestrale che ai tempi di internet si materializza nel linguaggio della rete. Il messaggio è semplice: "Ti ho amato e sono felice tu sia felice": la trasmissione un po' meno.





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