lunedì 9 novembre 2015

My Bibliofile

Sto cercando di tracciare in formato cartaceo le mie memorie virtuali in fatto di letture e cinema o telefilm. Il flusso di dati apparentemente incontrollato necessita di una sistemata: ricordare cosa si fa, quando e con chi senza ricorrere ai social media. Facebook è una timeline ordinata e assolutamente efficace ma si esaurisce nei territori off line della quotidianità e per di più richiede un'operazione di ricerca estenuante per risalire a qualcosa che lì per lì magari neppure si ricorda. Per dirla tutta: Facebook serve agli altri per sapere cosa facciamo, meno a noi per recuperare il bandolo di quella matassa disordinata che è la nostra vita. Vorrei spendere una parola scritta su carta per ogni cosa vista, letta e magari anche mangiata. Non dimentico le persone così facilmente come avviene per contenuti consumati passivamente. Gli esseri umani sono un investimento attivo nell'esistenza di una persona. Non ti piombano addosso: ci parli, li conquisti piano piano. Un brutto film non può fare male come una persona cattiva. Questo fortunatamente vale anche per le esperienze positive. Annoto su un taccuino le sensazioni belle e brutte, le frasi significative che ricavo da una lettura in digitale e cerco di essere sintetico perché la carta si consuma e il quadernetto ha solo 25 pagine libere. Arriverà un giorno in cui un amico mi chiederà di tale lettura o di talaltro film. Allora sarò in grado di rispondere senza esitazioni di sorta. Tra le mani il libricino e le sue pagine sgualcite. Sicuro al tatto individuerò il punto in questione. Sarà come tornare al momento in cui ho scritto l'annotazione, rivivere l'attimo in cui ho preso la penna in mano e ho scelto calibratamene le parole per descrivere cosa sentivo. Chissà poi,  a distanza di tempo, potrei avere cambiato idea. Forse sorriderò vedendo quel mio buffo me stesso di anni prima esprimere con fervore qualcosa che non c'è più, si è perso e dissipato. Capita anche questo, quando il fuoco dell'esistenza cambia. Basterà tirare una riga e dimenticare quella pagina. O magari redarre un diario per i cambiamenti di opinione... Volevo solo semplificare, invece mi accorgo che potrei complicarmi la vita. Forse è l'oblio che mi spaventa. Tutto ciò che non viene ricordato e che sopravvive senza un nome.  E se esistesse un mondo di cose dimenticate?  Non basterebbe un quaderno per annotarle e forse non parlerebbero neppure più la nostra stessa lingua. 

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