mercoledì 29 aprile 2015

Figli- Pearl S. Buck

Sono passati ventidue anni e ho avuto finalmente l'opportunità di avventurarmi ancora una volta nel mondo della scrittrice Pearl S. Buck. Ricordo ancora la piccola biblioteca polverosa della scuola media "Della Rovere"e l'impegno profuso dalla mia insegnante di italiano di arricchirla di volumi capaci di scatenare l'interesse di una classe di marmocchi non ancora adulti che si affacciavano per la prima volta sul mondo. Io avevo scelto la Cina, Enrica il Giappone. E quel libro, così diverso da quello che ero e da quello che sono ora aveva ciononostante contributo alla mia crescita morale e intellettuale. Ci sarebbero stati altri incontri ravvicinati con bacchette, ideogrammi e autori che decantavano il "Paese di mezzo", ma la mia fatale attrazione per l'Oriente era scaturita dalle pagine di quel volume, già tutto ingiallito all'epoca. Dimenticato poi per le vicissitudini di un quarto di secolo, torna nelle mie mani come un miracolo sotto le sembianze della sua naturale prosecuzione. Forse doveva passare tutto questo tempo perché potessi apprezzarlo al meglio. Forse questo capitolo della saga di Wang Lung è comparso così all'improvviso per rivelarmi qualcosa di importante. Lo ha portato mia madre nella sua prima incursione in Giappone. Un libro dal titolo "Figli, incentrato sulle  storie di una famiglia problematica. Quelle atmosfere, inseguite e mai trovate perché datate al secolo scorso, tornano nella mia vita e addolciscono i faticosi tragitti in treno. Questa meraviglia è costata alla scrittrice un premio Pulitzer. So ancora così poco di lei ma divoro rapidamente le pagine di questo volume, sempre troppo breve, ancora una volta apparentemente insostituibile.


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