lunedì 19 gennaio 2015

Kira la giocherellona

Non sono mai stato fortunato con i giochi da tavola. Da piccolo i miei amichetti preferivano le attività all'aria aperta. Di certo non potevo biasimarli, eravamo circondati da una natura meravigliosa. I nostri genitori non avevano tempo di badare a noi e lasciarci svagare allo stato brado fino a sera era per loro una benedizione. Tornavamo a casa stanchi e pronti per intraprendere un altro viaggio: questa volta, scaldati dal calore di una coperta e scortati dalle parole di una fiaba in direzione del mondo dei sogni. Con la mia deliziosa cuginetta era un problema giocare, perchè se non vinceva si arrabbiava: valeva la pena rassegnarsi in quanto rischiavo di perdere una valida alleata per le liti di cortile con le fazioni degli altri bambini. Io però non demordevo e nei giorni di festa sgomberavo la tavola dagli avanzi di cibo per fare spazio alla plancia da gioco. Cercavo di accalappiare i nuovi ospiti perché si sarebbero sentiti obbligati di intrattenersi con me dopo aver goduto del lauto pranzo che mia madre gli aveva servito. Il problema è che non prendevano sul serio la sfida e tantomeno un avversario bambino come me: mi lasciavano vincere semplificando le regole che peraltro conoscevo a memoria. A sedici anni trovavo piacere nei giochi come il poker: giocavamo a tarda sera, prima di addormentarci a casa dell'uno o dell'altro, disordinati adolescenti con il desiderio di ricreare la bisca clandestina. Ero fortunato e riuscivo a raggranellarmi sempre i soldi per il pranzo del giorno dopo. Il fatto però è che ambivo a mondi che sconfinassero la monotonia delle carte. I doungeon dei mondi fantastici, le indagini di Scotland Yard, i delitti in una casa inglese del secolo scorso, le trappole di un castello stregato... Al lavoro progettavo giochi ma le regole dovevano essere così semplici da essere spiegate senza l'ausilio delle parole. Poi sono arrivato in Giappone ed era tutto nuovo: le cose, le persone. Non c'era più tempo. Ho dimenticato quella parte di me, il giocatore, perché tutti e tutto vi si erano opposti. Le priorità erano altre, troppi impegni e le scatole troppo ingombranti per affrontare un viaggio intercontinentale. Devo ringraziare una persona, che mi conosce forse meglio di chiunque altro e mi stuzzica in modo benevolo come un gatto dispettoso. Che incoraggia i miei lati difettosi e aiuta a colmare le mie lacune. Per lei, ricomincerò a giocare. Forse presto ci dovremo separare ma fino ad allora cercherò di essere un avversario all'altezza delle aspettative. Grazie Kira

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