domenica 14 settembre 2014

Storia a episodi- L'armadio di Miho "Una bravata"

Una bravata

Miho si sveglia alle 17:30 al suono del cellulare. Le palpebre sono appesantite, il corpo immerso nel dormiveglia. Nella penombra scorge l’odiata uniforme scolastica stirata dalla madre la sera prima. Oggi niente scuola e niente uniforme.
“Pronto? No, mi spiace. Riprova domani” si scusa e riattacca.
Esaudire le richieste dei clienti nel suo giorno libero non rientra nelle sue prerogative. Miho vende il suo corpo per comprare vestiti e riempire l’armadio nuovo. Quello vecchio ha ceduto sotto il peso dei suoi recenti  acquisti. I clienti la chiamano per un drink e poi la invitano in un Love Hotel: quando è soddisfatta dei guadagni, si assenta per qualche giorno dal lavoro e dilapida le sue piccole fortune in capi di abbigliamento.
Questa sera c’è l’inaugurazione di una boutique a Shibuya. Deve assolutamente partecipare. Prepara un piccolo trolley infilando gli ultimi acquisti della settimana: scarpe col tacco e un abito da sera firmato.
Poi chiude l’armadio e infila la chiave nella borsetta per evitare che la madre provi ad indossare qualcuno dei suoi tesori. Si veste in modo scialbo ed esce di casa. Destinazione Karaoke.
Chiusa nella stanza insonorizzata, Miho si strappa i vestiti e li appallottola nel trolley. Indossa l’ abito da sera che gli ha regalato Satoshi in un momento di follia, si trucca gli occhi e si lucida le labbra. Si vede riflessa negli specchi appesi alle pareti della stanza che ha affittato per sé. Delirio di onnipotenza accompagnato da un’ultima interpretazione canora solitaria.
Si avvicina l’ora degli acquisti. Miho si infila fra la folla davanti alla boutique.  Entrata, si lascia guidare dai colori dei capi esposti. Progressivamente perde il controllo di sé ed inizia a sottrarre abiti ai manichini incurante degli sguardi dei commessi. Si dirige verso lo spogliatoio. Mette e toglie i vestiti. Conta i soldi nella borsetta e non sono abbastanza neppure per comprare due degli abiti che ha scelto. Allora le viene un’idea.
Decide di nascondersi nella toilette fino alla chiusura. Nessuno si è accorto del suo respiro, nessuno controlla il bagno. Finalmente sente le serrande abbassarsi. Miho esce con circospezione in un mondo inanimato di abiti e manichini e improvvisa una sfilata delirante.
I commessi il mattino la trovano addormentata in una pallottola di vestiti ridotti a brandelli . Colpi di forbice, nodi e fiocchi di tessuti diversi ritrovati a terra. Colli rotti per i manichini.
Spiegherà che se quei vestiti non possono essere suoi, allora non devono appartenere a nessuno. Chiamano una volante. Miho calcola i giorni di lavoro persi: questa bravata le costerà qualche migliaio di yen. 
Poi apre la borsa trafugata nel negozio e sorride soddisfatta: all’interno il vestito più bello, quello che non è riuscita a distruggere, quello che indosserà  per alleviare la monotonia dei prossimi giorni in cella.
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