domenica 9 giugno 2013

Ai confini del mondo


E’ perfettamente inutile. Tra me e i tasti del computer oggi c’è una distanza incolmabile. Non riesco ad ingannare me stesso. Siamo nel 2013 e i cantastorie non esistono più. Ci sono lavori che pretendono di essere creativi ma in realtà si esauriscono in processi finiti e ripetitivi. La ricerca del sapere è vincolata da ciò che c’era prima e da ciò che può essere dimostrato. Cantanti, registi e attori per sopravvivere venderebbero l’anima al diavolo. Quanto a me, quando raggiungo questi stati in cui mi accorgo che c’è molto da dire ma inevitabilmente mi blocco pensando che in quello che voglio esprimere non c'è alcuna connessione con la realtà circostante, in questi momenti vorrei tornare al villaggio ai confini del mondo. Io provengo da lì. Vorrei sedermi attorno al fuoco e ascoltare le storie degli anziani. Prima riuscivo a raggiungere quel luogo facilmente nei miei sogni. Era dannatamente simile al paese dove sono nato, nonostante le persone che lo abitavano provenissero da altrove. Lì mi sentivo perfettamente a mio agio, al contrario che a casa. C’è solo una persona che oltre a me ha conosciuto quel luogo. E il me stesso apprendista. Si è lasciata trascinare via con me, incurante di chi ci scherniva e chi ci abbandonava per strada. Ora è lontana, indaffarata ma non ha dimenticato. E insieme siamo sempre lì sul bordo pronti a saltare. Io la amo perché conosce il mio posto segreto.Ho tentato in tutti i modi di schiacciare la realtà banale e riconquistare il mio posto ai confini del mondo. Sento il tepore del fuoco amico e la voce roca degli anziani. Non esiste nient’altro che la parola. Non ci sono televisori o dispositivi elettronici. Non ci sono uffici o scrivanie. Ci sono persone che comunicano intorno al fuoco. E’ una lingua lontana, dimenticata dal presente. Io sono me stesso solo lì. E il fatto di non poterci tornare ora, mi rende dannatamene triste. Mi sono lasciato irretire dalla lingua giapponese pensando  fosse la cosa più simile ai confini del mondo. Era avvolta nel mistero e profumava di libri importati e rari. La realtà spigolosa si è smussata e si è trasformata in qualcosa di accettabile. Mi sono rifugiato nel processo di apprendimento di quella lingua e tutto appariva più sopportabile. Sono dovuto scendere a compromessi per riuscire a digerire il mondo in cui vivevo. Il Giappone mi aiutava da lontano come poteva. Era una realtà talmente insondabile da apparire un luogo privilegiato, Ma il miraggio che qualcosa di simile al villaggio ai confini del mondo potesse esistere nella realtà si è consumato progressivamente al mio parallelo avvicinamento a Tokyo. Ho dovuto rivedere le mie posizioni e le mie giornate sono diventate sempre più annacquate. Sono convinto che alcune connessioni psicologiche attivino questo mondo lontano a cui appartengo. Qualcosa che va al di là dello spazio e del tempo. Nei sogni non appare più. Nei miei tentativi di evasione dalla realtà neppure. E’ vicino alla musica ora. Il canale per accedervi sta lì nelle onde sonore. Vorrei svaporizzarmi e diventare nota.