venerdì 26 aprile 2013

L'abisso

Si è spalancato l'abisso sotto i miei piedi. All'improvviso. La sensazione di cadere senza potersi attaccare a nulla. Forse un appiglio c'era ma io ho scelto di non vederlo. Appositamente per provare l' abbandono totale. Erano mesi che annaspavo nel nulla: e alla fine si è manifestato. Prepotente. Impetuoso. Sono in caduta libera. C'è paura di atterrare su una superficie troppo dura. Potrei spaccarmi le ossa. O forse continuare a fluttuare all'infinito. In questa condizione mi è concesso di chiudere gli occhi. Sentire l'aria che mi attraversa il corpo e mi gonfia i vestiti. Sognare: qualcosa che non sono io e questa assurda situazione. Un'altra persona è pronta a sostituirmi in questo mondo. In qualsiasi momento, che lo desideri o meno. Tutto dipende dalla traiettoria di questa caduta e dalla volontà di qualcuno di tendere la propria mano per salvarmi. Quanto a me va bene così: non ho responsabilità di sorta nei confronti di un baratro che mi inghiotte. Per una volta osservo passivo lo scorrere degli eventi. Ho fatto il possibile per sfuggire a questa situazione. Ho viaggiato a est per tutta la distanza percorribile. Ed ecco che, a distanza di tempo, qualcosa di analogo si ripropone. Questa volta però non oppongo resistenza; lo accolgo come qualcosa di inevitabile. E' quasi dolce soccombere. Per una volta mi dichiaro sconfitto. Totalmente. Su tutti i fronti.

martedì 16 aprile 2013

Resuscitare Matilda

Resuscitare Matilda. Da un giorno all'altro. Voglio trovare il suo sguardo in un'altra persona. Condividere ancora una volta il mio linguaggio cifrato che solo lei era in grado di capire. Una parte di me se n'è andata via con lei. Non ho potuto neppure protestare o lamentarmi. Situazioni troppo complicate, a volte. Il segreto di tutto è riuscire a mantenere un legame e goderne senza che gli altri ne abbiano a male o interferiscano. I nostri momenti erano solo nostri e non c'è nessuno a ricordare. Lei si è portata tutto via con sè lasciandomi mutilato, affranto e prostrato. Ho pensato di non poter più tornare indietro. Poi oggi ho cambiato prospettiva. Perchè la Matilda che conoscevo era indissolubilmente legata a me. E devo essere grato di stare ancora qui con lei e i nostri ricordi. Non esiste più un luogo dove possiamo incontrarci in questo mondo. Ma posso scendere in strada davanti alla buca delle lettere, dove puntualmente depositava le sue comunicazioni. Le ho tutte, dalla prima all'ultima. Voglio rivivere tutto. Rabbrividire ogni sera prima di ricevere le sue notizie. Con ordine. C'è una persona che mi aiuterà. Lei fingerà di essere Matilda, perchè attualmente è come un guscio vuoto. L'ho incontrata per strada ubriaca. Mi ha dato la sua parola che consegnerà regolarmente le lettere e ci riuniremo una volta alla settimana per dare vita a una persona che non c'è più. Attraverso i suoi scritti. I vestiti che ho ancora a casa. Con le registrazioni sarà possibile creare nuovi dialoghi. La mia complice è un'esperta di apparecchiature digitali. Poi quando avremo esaurito tutto e Matilda cesserà ancora una volta di esistere, prima di quel momento io la lascerò. La rivitazione di un amore vissuto troppo intensamente. Questa volta andrò con il contagocce. A poco a poco mi invaghirò senza però convincermi del tutto. Opporò resistenze al nostro amore come non avevo fatto prima. Rileggerò le lettere e troverò gli errori di ortografia invece di decantarne il contenuto. E' la mia cura. Matilda sarà la mia tiepida infermiera. E questa volta non morirà. La farò fuggire affranta. Ma ancora viva.

domenica 7 aprile 2013

Tra i rottami

Era cresciuto in mezzo ai rifiuti ma sapeva di essere diverso da loro. Ricordava che c'era qualcuno con lui nella discarica che si preoccupava di procacciargli il cibo quando era troppo piccolo, che lo teneva stretto al petto nelle notti d'inverno e che gli sussurrava parole di speranza. Poi quel qualcuno da un giorno all'altro se n'era andato. Non sapeva dove ma sarebbe tanto voluto essere con lui. E invece era rimasto lì solo a guardare il cielo stellato in mezzo ai rottami. Quella vita sarebbe continuata così per sempre. Da mangiare non mancava: i camion portavano tonnellate di cibo e si potevano trovare pietanze ancora intatte. Poteva passare intere giornate a solazzarsi con le più squisite leccornie direttamente dalle cucine dei più raffinati ristoranti della città. Non conosceva altro che la fame. Poi un giorno accadde qualcosa di imprevisto. Stava rovistando in un grande sacco trasparente incuriosito da una confezione di cannelloni che spiccava dal fondo ma aveva mancato la presa. Gli era capitata in mano una rivista. L'aveva gettata malamente e si era rimesso a cercare cibo per il pranzo. Una volta terminato di mangiare lo sguardo gli era caduto di nuovo sul giornale. Tra le pagine c'era un inserto pieghevole che si era srotolato con una folata di vento. La vide in tutta la sua bellezza, nonostante la carta si fosse sgualcita per via dell'usura. Non c'era mai stato niente di più meraviglioso nella discarica. Indossava solo un costume da bagno e sorrideva alla camera: mai si sarebbe immaginata di poter finire in un luogo simile, lei pronta per un tuffo in piscina a Beverly Hills dopo lo scatto. Si chiamava Roxane. Quel poster divenne il suo primo amore. Delle persone reali aveva troppa paura...