martedì 3 settembre 2013

Mai rimandare

Ci sono cose che si accantonano. Dei buchi nel nostro passato mai riempiti. Si sfugge e si cercano strade secondarie. Contorte. Ci portano lontano e complicano la nostra vita. Passo dopo passo evitiamo l`esistenza che ci era stata prefissata scegliendo delle alternative. Estreme. E poi un giorno a vent`anni di distanza e` come se tutto si ripetesse. A quel punto per la prima volta ammettiamo di essere scappati. Riconosciamo la nostra debolezza. Avrei voluto riderci sopra quando l`ho visto davanti ai miei occhi. Imponente e minaccioso si stagliava nel cielo azzurro. E mentre a cinquanta chilometri di distanza una tromba d`aria si manifestava dal nulla e seminava timore per la citta`, io tremavo davanti ad un oggetto inanimato. Era Kamikaze, prima ancora  che studiassi il giapponese. A quattordici anni in quella laguna artificiale. Mi rifugiavo sotto i funghi e fingevo mi piacesse ballare la musica dance. Piuttosto di lanciarmi dallo scivolo piu` temuto e affascinante dai teenager scatenati della riviera di ponente. A trentaquattro anni suonati ho visto e sentito molto di peggio. Percio` ho deciso di sfidarlo. La coda stimata di due ore non mi aveva fatto desistere. Dovevo regolare i conti con il passato. "O adesso o mai piu`", mi ripetevo. Il sole cocente mi intontiva. Intorno a me era un brusio continuo di persone in preda all`eccitazione. Non capivo le loro parole. Avevo seminato il mio gruppo perche` non volevo nessuno a ripetermi che in fondo non era un granche`. Io e il mio grande nemico, non avevo bisogno di altro. Il duello aveva avuto inizio. L`ho osservato dal basso e ho pensato sarebbe stato impossibile abbatterlo. Mi sono avvalso delle scale per raggiungere la cima. Mi sono calmato con il panorama circostante. Poi sono arrivate, maledette vertigini. Ho soffocato un conato di lacrime stringendo il pugno. Era dannatamente il mio turno. La sua lunga bocca spalancata pronta a inghiottirmi nei flutti di saliva. La solennità di quel momento non mi abbandonava e ogni gesto era misurato nella rassegnazione. Ho pensato a come sono sempre stato solo nei momenti difficili della mia vita. Al fatto di essere stato spesso incompreso e di aver scelto troppe volte la tregua piuttosto che la battaglia rinnegando il mio cognome e la mia stirpe. E` durato solo un attimo. Il respiro mi e` morto in gola per tutta l`acqua che avevo bevuto nella discesa. Il fischio del bagnino mi ha riportato alla realta`. Ero dannatamente lento nei movimenti e continuavo a sputacchiare intorno. Immagino di non essere stato un bello spettacolo. Volevo assaporare quel momento di vittoria ma sono stato scortato gentilmente fuori dalla piscina. Al bordo della vasca campeggiava una scritta nuova che non avevo mai visto: Harakiri, il terrore e` con te. Ho imboccato la strada indicata sapendo che non era ancora finita. Perche` a 50 anni sarei stato troppo vecchio per permettermi ulteriori remore. 





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