domenica 8 settembre 2013

Il nostro primo incontro

Matilda canta in un club la sera. Uno di quei locali in cui non sarei  mai entrato se non fossi stato accompagnato. Non per paura anche se il posto risulta piuttosto sinistro, quanto per l`ubicazione del luogo. E` uno di quei sottoscala anonimi con i gradini che sembrano scendere all`infinito. Un posto suggestivo ma se la porta e` chiusa del tutto anonimo. Franz ed io ci eravamo ubriacati e camminavamo senza meta in strada per smaltire la sbornia. Non sarebbe stato difficile dato il freddo che faceva fuori. Stomaco caldo e naso freddo, una canzone in gola e gli occhi annebbiati. Franz e` ritornato improvvisamente in se` e ha imboccato una stradina secondaria. "Ora ti porto in un posto speciale. Fanno degli spettacoli niente male e si puo` stare tranquilli". Mi sono limitato a seguirlo senza proferire parola. Io sarei rimasto al gelo a cantare ancora un po` ma sa sempre come stupirmi con le sue trovate. Quindi ho ceduto. Ricordo che ho sceso la scala, mi sono tolto la giacca intirizzita per poi essere inghiottito da una stanza dalle luci soffuse. Intorno persone di tutti i tipi, non riuscivo piu` a trovare Franz. Mi sono sentito abbandonato per un attimo. Poi l`ho vista, l`unica presenza nitida della stanza. Il suo canto mi ha fatto tremare come se fosse stata la sua voce ad avermi alimentato nei primi mesi di vita. Un richiamo ancestrale che mi imponeva di avvicinarmi al palco. Non c`era particolare calca o meglio sembrava che in quella stanza fossimo rimasti solo io e lei. Matilda girava su se stessa e emanava luce tutto intorno. Un`energia intensa e una fonte di calore sotto forma di onde sonore. Cercavo di cogliere tutti i suoni, tutte le sfumature di quella voce. Ero sintonizzato con un mondo che un tempo mi apparteneva ma mi era stato portato via. Mi sfregavo gli occhi per accertarmi che fosse la prima volta che la vedevo. Se quello era amore avrei desiderato che la performance non finisse mai. Poi all`improvviso il black out. Il pezzo troncato a meta` e un rigurgito di umanita` urlante. Mi sentivo di nuovo su questo mondo, infelice e con il cuore spezzato. C`e` voluto un po` perche` tornasse nuovamente la luce: io nel frattempo mi muovevo a tastoni per raggiungere la cantante e porgerle il mio aiuto piu` sincero. E magari per scambiare due parole al buio. L`anonimita` mi avrebbe aiutato a sputare il rospo. Tutto era stato previsto: a luci accese sul palco magicamente era apparso un coniglio bianco e Matilda come svanita nel nulla per alimentare la sorpresa del pubblico. Allora cosa ci facevo con il microfono in mano? Qualcosa di me era ancora in pugno all`alcool ingurgitato fino a poco prima. Ho avvicinato timidamente l`oggetto alle labbra per chiedere scusa. I buttafuori non hanno preso bene questa mia improvvisata e mi hanno cacciato dal locali senza fronzoli e senza Franz che chissa` dov`era finito. Con la richiesta di non presentarmi un`altra volta.

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