lunedì 12 agosto 2013

La venditrice di ciambelle- Figlio sciagurato

Dora riordinò le idee e si divincolò dalla stretta dell'avventore con un "Torno subito"sussurrato a bruciapelo prima di sparire nel retrobottega. Sprofondata sul sofà cominciò a sventolarsi con un ventaglio in preda al panico. Il responsabile poteva essere uno solo: suo figlio. Afferrato il ricevitore  digitò sulla tastiera del telefono un numero che credeva di aver dimenticato. Dall'altro capo del filo rispose una donna:
"Pronto?".
"Pronto", confermò Dora con voce stanca. "Cerco Eugenio".
"Dora, che piacere. Purtroppo ora non lo trova, è al lavoro. Immagino sia per la faccenda del negozio..."
Perfetto, pensava: tutti ne erano al corrente tranne me. "Che cosa ha combinato Eugenio per l'amor del cielo?". E intanto ricordava  quanto si era mostrata contraria alla strampalata idea del marito di lasciare il negozio al figlio invece che a lei. Si era opposta fino alle lacrime ma quel buon uomo pensava che Eugenio commosso per il gesto del padre si sarebbe preso cura del locale e della madre continuando l'attività con devozione. Una diversa devozione però- quella per il gioco e le belle donne- lo aveva portato lontano da casa subito dopo la fine degli studi, lasciando la madre sola lì a infornare ciambelle. Niente di meglio per Dora che poteva godersi una meritata solitudine per la prima volta nella sua vita. Non aveva più bisogno di nessuno ad eccezione dei clienti: ci avrebbero pensato le ciambelle a compensare la sua scarsa attitudine al compiacimento degli avventori. Avrebbe vissuto felice senza interferenze. E invece il figlio era tornato per annunciare il suo fallimento.
"Dora e' un problema di liquidità", rincarava la donna dall'altro lato. "Si risolverà a breve ma era necessario vendere..."
"Eugenio avrebbe dovuto consultare sua madre prima", soggiunse Dora con un filo di voce.
"E' circa un mese che prova a contattarLa".
Dora rispondeva saltuariamente al telefono e detestava le telefonate senza preavviso. Con i fornitori del negozio trattava direttamente in negozio. Non valeva la pena di rispondere se dall'altro capo del ricevitore venivano sempre brutte notizie. Ricordava ancora quella mattina. Era presto e i ragazzi dormivano ancora. Poi il trillo del telefono ha ferito l'aria quieta di quella giornata con una notizia straziante. Dora stentava a credere alle parole che la mettevano al corrente dell'irreparabile. 

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