giovedì 25 luglio 2013

Un momento di straordinaria solitudine


Ho rottamato la mia borsa nera di ancora quando lavoravo in azienda. Non ha mai contenuto cose importanti: ben lungi dal custodire file segreti, documenti redatti con cura, biglietti da visita e cravatte di ricambio sosteneva il peso estenuante di riviste, disordine intellettuale e per un certo periodo di cestini per il pranzo macrobiotico. Se l'avessero trovata incustodita, dubito avrebbero potuto immaginare che appartenesse ad un impiegato di un'azienda rispettabile. La borsa mi serviva come cuscino per gli estenuanti tragitti giornalieri in pullman e conteneva pezzi di quello che ero fuori dal lavoro da ricomporre una volta timbrato il cartellino in uscita. Un giorno di questi si e' accasciata su se stessa e ha detto basta. Tu hai cambiato vita, io non ti servo più. Prima di congedarsi da me mi ha giocato un brutto scherzetto, quando dalla tasca anteriore bucata e bellamente  aggiustata con una toppa dal sottoscritto sono scivolate le chiavi dell'appartamento senza che me ne accorgessi. Siamo rimasti soli io e lei davanti alla porta di casa sbarrata. Non ce l'avevo con lei ma con me stesso. Al contrario la borsa vibrava di rabbia nei miei confronti. Quel giorno oltre alle suddette chiavi conteneva due bottiglie d'acqua, due spessi libri di ricerche che porto sempre con me e raramente leggo,   il portacarte così denso di biglietti che anche i giapponesi sono sorpresi nel vederlo e altre cose inutili. I soldi li avevo in tasca. La capacita' di sopportazione aveva raggiunto il limite. Se non mi fosse appartenuta questa borsa che fine avrebbe fatto? Quante attraversate in Germania, Cina, India e Giappone si sarebbe potuta risparmiare? Si dice che gli oggetti non abbiano un cuore e di conseguenza non riescano ad assorbire i sentimenti e a provare sensazioni.  Tuttavia invecchiano inesorabilmente come gli uomini. Anche l'orologio perfetto un giorno smette di funzionare all'improvviso senza neppure avere versato una lacrima che non sia l'olio con il quale sono stati lubrificati i suoi ingranaggi per mantenerlo in vita. Se la borsa e' morta come fa ad avercela con me?  E qual e' il significato del gesto di volerla buttare via? Tante sono le domande, nessuna risposta e una cruda realtà: la porta resta chiusa. Si ci può impossessare temporaneamente di un oggetto ma non lo si può spingere a un compromesso. Le chiavi della salvezza diventano il terzo personaggio di questo romanzo inscenato in un momento di straordinaria solitudine dove intorno a me sono gli oggetti e non le persone ad avere un'anima.  

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