sabato 4 maggio 2013

Le sue orbite quotidiane- Saori senza amore

Non conosceva l'amore. Provava una forte riconoscenza per ogni singolo essere vivente ma mai in lei era sbocciato un sentimento che poteva lontanamente assomigliarvi. Vedeva le persone intorno letteralmente impazzire, e si chiedeva se a lei non mancasse qualcosa.Ascoltava le storie struggenti aggrovigliate come una matassa e le srotolava dandogli un inizio e una fine. Dispensava consigli impossibili da seguire per gli innamorati perchè fondamentalmente non riusciva a cogliere i loro tormenti. La gente che la conosceva le stava lontana: erano tutti spaventati dalla sua incapacità di concepire l'innamoramento e avevano paura che questa assenza di sentimenti un giorno li avrebbe feriti se le si fossero avvicinati troppo. 
Quanto ai suoi spasimanti inizialmente li rifiutava uno ad uno. Poi aveva cominciato a studiarli ma per farlo doveva inevitabilmente assecondarli e fingere di provare qualcosa per loro. Non riusciva neppure a recitarlo, l'amore. Non era brutta e chi non la conosceva si dichiarava con l'aspettativa di poterla un giorno tenere fra le braccia e sussurrarle parole dolci. E invece non andava mai così. Era socievole e le piaceva stare in mezzo alle persone. Aveva tutte le sfumature di colore ma le mancava il rosa. Si era documentata leggendo romanzi. Ma per lei era come studiare una reazione in chimica. Prevedeva l'imprevedibile in amore. Si era fatta una cultura talmente vasta in materia da conoscere ogni sfacettatura. Applicava le regole dell'amore sugli altri, mai su se stessa. Le avevano detto di abbracciare la fede: se non poteva amare gli uomini che si abbandonasse alla devozione per Dio. Tutti a giudicarla come se fosse facile per lei fare qualcosa. Non ci si innamora dall'oggi al domani e per lei era ancora più difficile. Forse si trattava solamente di una fase della sua vita. Tuttavia era sulla soglia dei trent'anni e tutto quello che vedeva davanti a sè era un mondo tondo e finito, bello e interessante ma incapace   di  rapirla o di strapparle anche solo un abbraccio. Fu allora che apparve Demetra.

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