sabato 2 marzo 2013

Pepita

Pepita vagava nella notte sapendo che qualcuno o qualcosa l'avrebbe portata via con sè una volta raggiunta la stazione. Era uscita di casa dicendo ai figli che andava a prendere una boccata d'aria con il cane. Lui però l'aveva lasciato sul pianerottolo dicendogli di aspettare pazientemente il suo ritorno. E il cane rassegnato si era accovacciato ubbidiente nell'attesa della sua padrona. Pepita ogni santo giorno ripeteva che se ne sarebbe andata prima o poi da quella casa. Ma gli altri abitanti erano così assuefatti alle sue lamentele che non le prestavano più attenzione. Questa volta non aveva proferito verbo e aveva lasciato tutto così, senza un filo di trucco, una giacca dozzinale e qualche soldo in tasca. I piatti da lavare, la tv e la luce della camera accesa. Non c'era bisogno di ripetere a se stessa le sue intenzioni che erano maturate giorno dopo giorno in fiumi di parole che si erano poi concretizzate in una sola azione decisiva quella sera di primavera. L'aria di marzo era ancora fresca, pizzicava il viso. Pepita conosceva a memoria il quartiere. Aveva vissuto lì da sempre. Ogni sguardo da parte del vicinato la riportava all'indomani, quando tutti si sarebbero chiesti dove stava andando e perchè non l'avessero fermata. Era così strana vederla di notte, ma nello stesso tempo tale avvenimento non riusciva a destare un adeguato interesse da parte del quartiere che continuava a muoversi che Pepita ci fosse o no che fosse giorno o notte. Qualche volta sul far della sera andava a comprare le sigarette per Isidoro, sempre malvolentieri. Invece ora il suo sguardo era tutt'altro che contrariato ed era notte fonda. Aveva deciso di scappare in concomitanza con Bianca Vidal, l'eroina della sua telenovela preferita. Bianca era fuggita in treno la notte, seminando i suoi inseguitori. Anche a guardarsi indietro a reclamare Pepita non c'era neppure il cane, corrotto dalle crocchette che aveva disseminato sul tappeto del pianerottolo per evitare latrati imbarazzanti. Sola e abbandonata al suo destino. Nella piccola cittadina dove viveva Pepita non c'era il treno. Per raggiungere la stazione più vicino avrebbe dovuto camminare per almeno sei chilometri. Quel tratto di strada era tutt'altro che sicuro per una signora della sua età. Ma Pepita aveva previsto anche questo, assoldando una guardia del corpo. Era il tabaccaio di Isidoro, suo marito.

Continua...

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