domenica 17 febbraio 2013

Il nostro spettacolo- dedicato ad Audrey

 Eravamo io lei e il ballerino professionista. Lei era vestita in modo un po' audace, era solita fare così anche nelle corsie d'ospedale. Lui aveva ancora addosso il costume, caricato sulla Panda e portato dolorante al pronto soccorso subito dopo l'esibizione. Io ero più sobrio del sobrio ma in compagnia di quei due chissà perchè agli occhi degli altri non risultavo fuori posto. Potevamo sembrare delle comparse di un film con la costumista assuefatta dagli ansiolitici che delega ad assistenti dal dubbio gusto estetico per la scelta degli abbinamenti. Il ballerino era sotto la nostra custodia: io e lei che al ristorante cinese ci dibattevamo inutilmente con la cameriera per avere un gelato che non fosse "flitto" sfidando il menù asettico e il pragmatismo asiatico, io e lei che ci eravamo dati appuntamento sotto la Statua dell'Angelo al Valentino incuranti del fatto che ce n'erano più di dieci situate ad ogni estremità del Parco. Torino ci sorrideva ogni giorno e insieme conducevamo un'esistenza in differita, parallela a quella di tutti gli altri. Quella volta c'eravamo presi a carico anche la sorte del ballerino. Perchè assistevamo ai suoi spettacoli gratuitamente ed eravamo attratti dalla sua bravura sul palcoscenico. Noi non osavamo salire perchè eravamo privi della sua grazia, ma lo accoglievamo con un bicchiere di vino a fine serata: funzionava sempre. In quell'occasione lo trascinavamo per il corridoio, lui leggero come un fuscello, fattosi così pesante per un malore improvviso durante il balletto. 
 Lei con il suo inconfondibile accento francese e con un andamento concitato: "Scusi infermiere. Abbiamo bisogno di un medico. Il nostro amico dopo lo spettacolo..."
 L'infermiere deve aver ignorato la prima parte di ciò che ha detto lei perchè ha esordito con : "Ah, voi, siete qui per lo spettacolo!"
 Il ballerino è risorto e siccome non era un madrelingua e forse l'accento siculo dell'infermiere l'aveva risvegliato dal torpore ma non abbastanza ha asserito con una vivacità inattesa: "Io ho fatto lo spettacolo!" per poi perdere i sensi.
"Ma come...lo spettacolo è già finito", ha asserito l'infermiere sconsolato. "Non è che mi potevate chiamare un po' prima così me lo guardavo anche io solo un pochino?". 
Eravamo sulla stessa lunghezza d'onda, io e lei. E l'infermiere. Il ballerino lo abbiamo adagiato momentaneamente su un lettino a riposare, poverino. Era stanco ma questa volta sarebbe stato lui lo spettatore. Stava per andare in scena uno spettacolo mai visto. In quell'androne vuoto di ospedale che risuonava come un teatro. Sul palco io e lei. Era arrivato il momento tanto atteso. Avremmo improvvisato un ballo o forse una confessione d'amore. Lì avremmo potuto dirci tutto. Perchè non c'era nessuno a guardarci. E perchè d'altra parte si trattava nient'altro che di pura finzione. Il nostro spettacolo.




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