venerdì 11 gennaio 2013

Con il corpo

Il corpo si è risvegliato dal torpore in cui era caduto in quest'ultimo anno. E' accaduto durante una lezione di yoga. Gli altri si piegavano e io in un angolo singhiozzavo. E non potevo fermarmi. Non ero infelice, nè tantomeno triste. Mi limitavo ad ascoltare il mio corpo dopo tanto tempo. Ho provato una nostalgia ancestrale. Le mie mani, le mie gambe, le mie spalle anchilosate gridavano e pretendevono attenzione. Le avevo completamente dimenticati. Mi ero rifugiato nella mente e avevo costruito il mio castello di carte. In un attimo era crollato ad un colpo ben assestato della mia anca sinistra. Le mani si impossessavano del mio viso massaggiandolo, le gambe si scuotevano e le piante dei piedi rivendicavano una sensibilità dimenticata ma pari per importanza a quella del cervello. Il messaggio era chiaro e diretto, diceva così: "Tra Shibuya e Yokohama c'è un posto dove devi tornare. Tu appartieni a quel luogo, il tuo corpo, così come la tua mente". Per un attimo ho intravisto una strada in salita e un gatto attraversarla. Poi più niente. Potrebbe essere dovunque. Non Denenchofu perchè ci vado spesso e neppure Musashi Kosugi con quei palazzoni orribili. E' da qualche parte sulla Toyoko Line che il mio corpo mi guida. 
Questa volta ho deciso di assecondarlo e dedicherò il mio giorno libero all'esplorazione di quei paraggi. Quello che ho provato non è chiaramente descrivibile perchè non proveniva dalla mente, ma da qualche altro posto. C'è un luogo di Tokyo che mi chiama e io prima o poi lo devo raggiungere. Qualcosa di bello mi aspetta: qualcosa che al momento non ho ancora la più pallida idea possa esistere. Già c'è e mi manda segnali. Sta a me interpretarli. Con il corpo, con tutto me stesso.

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