sabato 22 settembre 2012

Il principe

La strega cattiva mi ha fatto notare che si trattava di un principe. E io ero semplicemente il suo stalliere. Niente di più. La situazione si era capovolta su quel tetto a Higashi Nakano. Eravamo suppergiù di questo periodo: l'aria fresca che si insinua dalla finestra del balattoio me lo ha riportato alla mente. Il giorno in cui ho scoperto di essere un particolare trascurabile, un incidente di percorso. La realtà è fatta di punti di vista molto diversificati: mi difendevo come potevo, dicendo di non credere alle favole. Era un attacco reale quello della strega, sferrato in un momento di debolezza in cui mi sentivo obnubilato dal troppo alcol assunto quella sera. La festa era finita: ci eravamo ritirati sulla terrazza da cui si poteva ammirare lo skyline di una città reale. Non c'erano castelli nè cavalli nei dintorni il che significava che anche i principi e gli stallieri non appartenevano a quel mondo. Ad un tratto la strega ha estratto una macchina fotografica e ha immortalato per sempre quell'istante in una fotografia. Sullo sfondo svettava un grattacielo luccicante come la lama di una spada. Io faticavo a reggermi in piedi e ciondolavo davanti all'obiettivo cercando di trovare una posizione consona ad uno scatto fotografico. Invano. Poi c'era la sua figura imponente con lo sguardo perso chissà dove : la malinconia in cui era stato ritratto corrispondeva effettivamente all'atteggiamento eroico di un principe nei confronti del proprio regno. Pronto per partire per una nuova avventura ma pensieroso per il suo continuo distacco dalla terra madre. 
La strega cattiva non aveva alcuna pretesa di tramutarsi in principessa e rapirlo dalla sua missione. Quanto a me più che uno stalliere mi sarei riconosciuto piuttosto in un giullare incompreso. Ormai tutti e tre irretiti in un incantesimo che ancora tutt'oggi si diverte a giocare con i nostri destini. 


mercoledì 19 settembre 2012

All'ISETAN

Il modo migliore di visitare un grande magazzino come l'ISETAN MAN di Shinjuku è sicuramente dopo l'orario di chiusura. Non si tratta di scassinarlo ed entrare furtivamente ma varcare l'ingresso con tanto di tappeto rosso in dolce compagnia, accolti da una schiera di commessi a nostra completa disposizione. Avevamo un complice in mezzo allo staff, quello è il suo abituale posto di lavoro. Ineccepibile, elegantissimo nel suo completo blu. Isseikun era un figurino. Il contrario di me in look vacanziero e fin troppo spensierato per l'occasione: urgeva subito un piccolo acquisto per giustificare la nostra presenza all'evento e poi liberi di esplorare i nove piani addobbati a festa. Circondato dal mondo dello spettacolo e da portafogli gonfi di denaro non mi sentivo minimamente a disagio o meglio non prestavo attenzione a chi ci stava intorno ma mi concentravo sui cibi e le bevande servite che variavano per ogni piano dell'edificio. Di solito quando faccio compere non ho l'esigenza di trascorrere ore nel negozio: mi basta un rapido giro per capire cosa posso e voglio acquistare, ponderare il colore e concludere l'acquisto, a volte senza neppure provare. E' un piacere fare spese con me non durano più di un quarto d'ora. Quella notte però ho scoperto il piacere di muovermi all'interno di uno spazio privilegiato che non era solo mera mercanzia ma anche piacevoli sorprese gastronomiche. Al quarto piano eravamo già ubriachi e non riuscivamo a trovare la scala mobile per accedere al livello successivo. E' bello fare questo tipo di esperienze con le persone che contano. Mi è tornato in mente quando appena arrivato a Tokyo, la esploravo pezzo per pezzo collezionando ricordi. Poi all'esplorazione si è sovrapposta la necessità di spostarsi in questa giungla dove le liane sono treni e i trabocchetti il tempo che non basta mai e le relazioni con le persone a volte così complesse da perderci la testa e da non capire più dove ci si trova. Ma quella sera era diverso. Non potevo avere fortuna più grande di essere accompagnato da Hiromi. La persona che, con discrezione, mi conosce meglio di chiunque altro. Abbiamo poi trascorso il resto della serata nel bar lounge del nono piano sorseggiando super alcolici: i bicchieri ci venivano automaticamente riempiti una volta che li avevamo svuotati. Il tutto avveniva ad un ritmo quasi frenetico. Quella sera ho sentito di essere arrivato da qualche parte. Non era lo sfarzo, non era neppure la sbornia: era la soddisfazione nel riscontrare che dopo tutti questi anni un rapporto d'amicizia poteva evolversi e crescere anche lì così lontano da casa, a Tokyo, fra tutti i rumori che scemavano intorno e l'aria di festa perfettamente sintonizzata sul mio stato emotivo del momento. 

lunedì 17 settembre 2012

Storie

In queste notti prima di addormentarmi mi circondo di storie. Sono discorsi ascoltati, frammenti di libri letti, film e parole sussurate in confidenza. La mia dimensione emotiva si arricchisce di queste testimonianze comunicate in modo più o meno diretto. Lo spazio vitale di questa angusta stanza si riempie per la prima volta di immagini: quanto ho dovuto faticare a sacrificare questa parte di me così ricettiva e l'incontenibile bisogno di recuperare sparsi qua e là  barlumi di sogni altrui e trasfomarli in sostanza. Ci sono persone che rinunciano e si piegano alla vita: io non faccio altro che recuperare le briciole di quanto si lasciano alle spalle e tento di dargli una forma. E chissà un giorno, se le incontrerò di nuovo sulla mia strada, potrò mostrargli che dai loro cuori infranti, dalle loro speranze disilluse e dai loro tentativi fallimentari di notte in questa stanzetta senza cielo germogliano parole che diventano storie. Tutto sarebbe potuto finire diversamente, ma niente è ancora perduto. Alcuni rinnegheranno il loro passato nonostante ci sia un finale alternativo che li accompagna in ogni istante della loro nuova vita; altri rimpiangeranno se stessi e i discorsi fatti come se si trattasse di qualcosa di irrecuperabile; altri ancora gioiranno misurando la propria diversità rispetto al passato. Il cantastorie si rivolge all'interlocutore e lo rapisce dirottandolo nella dimensione delle possibilità recondite. Io non racconto nulla di nuovo, plasmo ciò che ho sentito un tempo da quella persona e che non riesco più a ritrovare in lei guardandola negli occhi. Ci sono poi quelli che non vogliono ascoltare. Li abbandono alla cruda realtà: non voglio più  immischiarmi nella loro vita miserabile. Siamo diversi e inconciliabili. Una vita senza storie non vale la pena di essere vissuta. Io vivo fra un racconto e l'altro, non conosco la tregua se non mi assicurano che sia momentanea. Ci sono stati momenti in cui ho dimenticato la mia missione e questo minuscolo loculo privo di condizionatore non era certo il luogo adatto per una fucina di sogni. Lo è diventato a poco a poco ed ora sento che la mia immaginazione è pronta a spiccare un ulteriore salto. La destinazione ancora non la conosco, ma tutto è in movimento. Ascoltami...

domenica 16 settembre 2012

Un'amante invidiosa

Il letto è rimasto intatto. L'avevo preparato perchè l'hotel non se lo poteva permettere. Ho aspettato tutta la giornata nell' attesa di rivederla: l'indomani ci aspettava un pomeriggio intenso, lungo, alla ricerca di un nuovo appartamento per lei e per me forse in futuro. Avremmo camminato a braccetto per le strade di Koenji, ignorando i templi e i fantasmi. Non avremmo certo meditato troppo sulla presenza di eventuale amianto sul soffitto della casa. Siamo fatti così: il tempo di ritrovarci e tutti i problemi intorno svaniscono. Abbiamo la capacità di ritagliarci uno spazio speciale in questa enorme metropoli. Perchè i momenti  per stare insieme  sono sempre troppo pochi. Specialmente a Tokyo. C'è una maledizione che ci separa allo scoccare delle 24 ore. E poi passano anni per stabilire l'incontro successivo. Prima ci era concessa per lo meno una settimana: partivo dall'Italia d'agosto e finivo a rifugiarmi nel suo appartamento ad Honancho. La vedevo ritornare stanca con l'ultimo treno, a volte io dormivo quando arrivava e il mattino era troppo presto perchè mi accorgessi di lei mentre consumava veloce il suo caffè istantaneo. Trascorrevo le mie giornate con l'altra inquilina della casa: diffidava degli stranieri e vedeva fantasmi ovunque. Ma il peggio doveva ancora venire: mi sono trasferito in Giappone il 2 aprile 2009. Lei ha lasciato l'appartamento il giorno successivo. Un mattino impiegato a disfare le mie valigie e un altro a fare le sue, in preda al fusorario. Io arrivavo e lei tornava al suo villaggio natale. Ho ereditato le sue posate e qualche tazzina come premio di consolazione. Tornava perchè la vita nella capitale l'aveva provata, distrutta. Lei a pezzi, io pieno di energia. Da quel giorno sono passati tre anni. La mia energia in questo periodo si è rivelata intermittente come le nostre chiamate al telefono. La linea era perennemente disturbata dagli alberi della foresta vicino alla sua casa. Ho cominciato a pensare che qualcuno macchinava contro un nostro prossimo incontro. Lei che assecondava tutte le mie pazzie, doveva starmi lontana. Per qualche ragione. Un giorno mi ha chiamato decisa a raggiungermi. Questa volta non la fermava nessuno: l'avanzare dell'età rende tutti più risoluti, anche chi è particolarmente attaccato alle tradizioni e ai relitti che si trascina dietro senza sapere poi come disfarsene. La linea era buona e potevo sentire attraverso la cornetta gli uccellini che benedivano la sua partenza. Il sole rovente  scalda ancora Tokyo nonostante sia settembre inoltrato. Ci siamo incontrati ovunque nel mondo: Osaka, Viareggio, Londra... Era tempo che questa grande città si accorgesse di noi e del desiderio di partecipare l'uno della vita dell'altra. Non importava che fuggisse in compagnia. Io l'aspettavo a braccia aperte: lei e chi era con lei. 

Non stavo più nella pelle, poi un messaggio indecifrabile: "Ho fatto la valigia, vengo da sola. Sto prendendo il bus per la stazione ma ci impiegherò più di due ore per arrivare e chissà se alla sera tardi ci sono ancora treni per Tokyo".  Le ho risposto che certo ci sarebbero stati altri treni, perchè è la capitale e la nostra vita qui si svolge su un mezzo in corsa. Prendesse la rincorsa e sarebbe riuscita ad agguantare la maniglia giusta. Io ero ad aspettarla già da allora come uno stupido, tentando di concentrarmi sulla rivista elettronica che stavo leggiucchiando in attesa di una sua mail. Che non è mai arrivata. L'ho persa nel tragitto per la stazione. Il telefono squilla a vuoto da due giorni. So che sta bene ma non può parlare. Questa volta non sono solo le interferenze della linea. C'è una fattucchiera blasfema che la tiene prigioniera. Nella foresta che si tinge di nero nei miei pensieri. Sono dell'idea che alla città non piaccia il nostro legame. E devo farmene una ragione ora mentre mi crogiolo su questo letto che non ho voglia di disfare. Ho paura che il nostro prossimo incontro possa scatenare una sciagura. Me ne sto qui a rimuginare su di lei. Almeno questo non mi è ancora proibito.  Tokyo, sei solo un'amante invidiosa, ma , purtroppo, mi tieni completamente in pugno.

sabato 8 settembre 2012

Una vecchia in reggipetto

Oggi un'anziana mi è apparsa in strada in reggiseno. Avrà avuto 80 anni. Qualcuno o qualcosa aveva disturbato il suo sonno leggero ed era scesa di casa per accertarsi che tutto fosse in ordine. E lì mi aveva incontrato. La pelle raggrinzita e il seno cadente, evidentemente disturbata dalla mia apparizione. Di quella donna ho fatto un pensiero. La persona l'ho lasciata scorrere via dal mio campo visivo come un brutto sogno. Almeno mi avesse sorriso. Aveva un grugno stampato in faccia per niente amichevole. Ho pensato che gli oroscopi non parlano dei vecchi. Si rivolgono ad una categoria di persone ben precisa; quelli che ancora vogliono mettersi in gioco. Che cambiamenti amorosi possono esserci nella vita di quella donna a ottant'anni suonati, quale accadimento inaspettato che non sia un acciacco del malaugurio potrebbe sollevarla dalla routine quotidiana? Quell'apparizione mi aveva angosciato nella sua devastazione. Un'amica svolge una ricerca sugli anziani e la pubblicità: sembrerebbe che anche i vecchi siano stati rivalutati e siano rappresentati sempre più attivi e giovanili in attività del tutto inconsuete per degli ottantenni. Per quanto la televisione faccia baccano e proponga modelli alternativi di invecchiamento, lo smarrimento di quella figura questa notte mi ha profondamente turbato. Dove sono rinchiusi gli anziani di questa città ancora in preda alla calura? E' possibile invecchiare a Tokyo o per stare dietro alla città impazzita si deve ringiovanire forzatamente? Devo cercare un ottantenne nei dintorni e stare a sentire la sua storia. Scoprire un ulteriore mistero di questo immenso puzzle di città. Tutti tranne la signora malefica: credo non sarebbe particolarmente felice di rivedermi nei paraggi di casa sua. 

giovedì 6 settembre 2012

Io mi mangio un' Umeboshi

Si dice delle Umeboshi che allunghino la vita e che abbiano degli effetti miracolosi sul corpo e sul metabolismo. Io ne sono ghiotto in certi periodi dell'anno. Sono quei brevi giorni in cui posso scegliere cosa comprare senza dovermi precipitare a serrande abbassate al supermercato di ritorno dall'andirivieni quotidiano per reclamare la mia razione di cibo giornaliero. Se avessi più tempo non me le farei mai mancare. Regalatemi una prugna e mi farete felici. Penso nessuno guardandomi in faccia potrebbe indovinare questa mia predilezione, allora tanto vale dirlo apertamente. Perchè mi piacciono così tanto? Perchè sono più aspre del limone. Ne consumo almeno una al giorno quando mi capita di averle e le mie preferite sono quelle rosso scuro giganti che devono anche avere un nome che però io ignoro. Tra le altre cose in Italia le Umeboshi ci sono ma hanno dei prezzi proibitivi. Forse se tornassi le cancellerei dalla memoria e continuerei a vivere facendone a meno. Provate un'Umeboshi e forse vi rivolterà lo stomaco; vi aiuterò senz'altro a smaltire l'arbanella. Non sono in competizione con nessuno quando rivendico questo mio amore. Gli altri storcono gli occhi, la bocca, non ne comprendono la ragione. Non avrò rivali se compaiono sul tavolo di un buffet. Trattengo il nocciolo in bocca cercando di succhiare la polpa. Se mi svuoteranno il frigo le prugne rimarranno lì dove stanno. In mia attesa. E' triste sapere che il resto del mondo le ignora. Ma è altrettanto piacevole la sicurezza che non mi abbandoneranno mai. Mangio un' Umeboshi e dimentico l'arrabbiatura della giornata. E' strano ma funziona così. Almeno per me.

mercoledì 5 settembre 2012

Saori: le confessioni



E’ come essere al tavolo degli imputati. Ho scatenato io questo putiferio. Ne sono la sola e unica responsabile. Ho riversato in questa storia tutte le mie speranze e frustrazioni. Mi sono sacrificata per farmi ancora più male. Ho anche tentato di convincerti a fermarlo una volta che i giochi erano fatti. Ho perso di mano la situazione. Ed ora sto scappando via. Mi rifugio lontano da te perché non riuscirei a sostenere la tua incapacità di accettare la situazione. “Tutta questa messinscena a cosa è servita?”, mi diresti. Scappo perché non ho più una vita, ammesso che prima quello che avevo potesse contare qualcosa. Sono una persona normale e mi faccio schifo. Da divinità non soffrivo, guardavo tutti dall’alto in basso. Ripeto, era solo una finzione ma nel profondo pensavo di essere speciale. Ho bisogno di esplorare una giungla e farmi rincorrere da una tribù di cannibali per sentirmi di nuovo viva. Se amavo Franz? Si e tuttora se mi potesse ascoltare da Demetra gli chiederei di scendere e di cedermi il posto. Perché la sua umanità vinceva su tutto. E in questo mondo c’è bisogno di persone come lui. La mediocrità imperversa ovunque diriga lo sguardo e io non mi sento migliore degli altri. Tessa ho bisogno di disintossicarmi ma non so se esista un luogo in cui potrò mai raggiungere una stabilità che mi permetta di accettare la mia condizione. Quanto a te non ti immischiare con le faccende di Demetra. Non sperare Franz torni mai. Io l’ho visto: ha cambiato sostanza. Era consapevole della sua missione come se fosse iscritto nel suo DNA o come diavolo si chiama il loro codice genetico. Io non mi sono mai espressa così, in queste frasi così cariche di passione e rancore verso me stessa. Ho paura di quello che possa accadermi. Temo di poter peggiorare ulteriormente. Posso solo toccare il fondo ora. E’ l’unica direzione che mi è concessa di intraprendere. Mi sento pesante, porto sulla coscienza il fardello di un morto che in realtà è ancora vivo e vegeto da qualche parte. Così lontano. Quando per la prima volta mi ha rifiutata, avrei voluto stringermi a lui ancora più forte, avvinghiarmici e sprofondare le mie unghie. Avevo lo sguardo di un gatto offeso, pronto ad attaccare: un gatto ferito pronto a sferrare l’ultimo salto verso la preda. L’avevo torturato abbastanza e questo è l’ultimo ricordo che ha di me. Vedeva cose che non esistevano. Era  completamente coinvolto nel mio delirio di onnipotenza e mi diceva le cose che volevo sentirmi dire. E tu sei l’altra anima bianca di questa storia. Così realista da spaventarmi. Ora anche tu hai perso le tue certezze, ma sono certa ti riprenderai. Io credevo in un miracolo, pensavo sarei stata la prescelta per la mia devozione e per averlo educato a puntino. Invece sono stata scartata. Ho perso le ali e sono precipitata dentro un baratro. Il mio pullman parte tra cinque minuti. Io non dovevo rendere conto di questi minimi dettagli. E ora mi arrabatto come una mendicante. Ho un tramezzino al formaggio dentro alla borsa: la fame è diventata implacabile e i sogni che la trattenevano non esistono più. Ti scriverò ancora perché ho paura di dimenticare perché mi sono ridotta così.
Da una rimessa dei pullman dimenticata dal mondo e da tutti i pianeti di questo universo
Saori