giovedì 21 giugno 2012

Saori sente che è tempo

Saori è il bello che c'era nelle persone che mi hanno circondato e che ora sono lontane da me. Saori è sfuggente come un sogno un momento prima del risveglio. Saori continua a esistere nella mia immaginazione ma non riesce a materializzarsi concretamente. La riesco a vedere dentro la mia testa ma non riesco a descrivere le sue fattezze. E' un prodotto della mia fantasia. Non è mai realmente esistita. Io la voglio qui a reclamare giustizia. E' troppo tempo che gioco con la sua vita senza arrivare da nessuna parte. Mi manca il tempo, le dico. Scuse, ribatte lei. Non è una giustificazione valida. Uno scrittore darebbe la vita per il suo Romanzo. Non ti sento più mia, mi affretto ad una conclusione. La mia vita è cambiata e non riesco più a venire a capo di come ti desideravo. Non osare lasciarmi a metà, sconclusionata in quei file sparsi nel computer. Voglio essere più di un codice binario fatto di zeri e uno. Anche confezionata nel formato di un libro mi sento ridotta. Io voglio essere una filosofia di vita, voglio che tutti mi conoscano e parlino di me. Non relegarmi nella tua testa. Credi in me altrimenti la gente ti odierà. Ci sono scelte drastiche da fare. Scelte che neppure noi possiamo prevedere di fare. Io ti invito a scegliere ciò che c'è di estremo perchè solo così potrai continuare a vivere come hai sempre voluto. Ma chi è a scrivere, sono io o Saori? E lei ne sono sicuro. Era un dialogo, ora si è trasformato in un suo monologo. Più di questo per ora non posso dirti. La monotonia ci ammazza Saori. Colonizziamo un nuovo pianeta, ironizzo io. Quello è l'inizio della tua storia, mi ricorda lei, per l'ennesima volta.

sabato 16 giugno 2012

Il coraggio di essere ancora bambini

Ieri ho fatto del bene a me stesso. Ho nutrito quello che gli altri chiamano "la propria parte infantile". Una parte che ho tentato di dissimulare, attenuare persino nascondere in tutti questi anni. Una parte di me che mi scruta con perplessità nei gesti e nelle azioni di tutti i giorni e che a volte si manifesta inavvertitamente quando sono stanco. Anche oggi si è impossessata del mio corpo. Due fatine mi hanno aiutato ad evocarla complice un castello incantato. Si è risvegliato in me un entusiasmo assopito che mi ha fatto correre qua e là come un forsennato fra le stanze disseminate di segreti e intricati indovinelli. Raccoglievo gli indizi per trovare un tesoro nascosto e in mio soccorso le fatine decifravano gli enigmi e mi mostravano la strada da percorrere. Non c'erano monete d'oro o rubini ma solo un bambino spaventato rimasto intrappolato fra le lancette di un orologio che segna trentatrè inesorabili anni. Voglio smettere di pensare al tempo come una caduta libera in discesa e se non posso tornare in fasce voglio almeno  riappropriarmi di tutto il mio mondo interiore. Ora si tratta di convivere con ciò che ho di più caro senza permettermi di pensare un'altra volta di poterne fare a meno. Io sono così e se un domani avrò voglia di vivere in una piramide azteca ci andrò. E i ma e i perchè li lascio a chi veramente ne ha di tempo da perdere!