mercoledì 29 febbraio 2012

Inattesi sconvolgimenti


Saori mi trasporta lentamente in un altro mondo. Ecco cosa la rende speciale. E' come una porta socchiusa su una dimensione che non potrò mai esplorare. Tramite Saori riesco a vedere qualcosa che in questa realtà non esiste. Qualcosa che ho sempre cercato. Tendo le mani inutilmente, non ci arrivo. Ma attraverso Saori riesco a vedere attraverso. E sento che c'e' ancora speranza per me. Che un giorno riusciro' a disfarmi di queste pesanti vestigia. Ho bisogno di Saori per continuare a vivere. Senza di lei reciderò ogni contatto con chi sta dall'altra parte. Il suo ricongiungimento segnerà la mia disfatta. La sua dipartita sarà il mio smarrimento. Non c'e nulla di più amaro di sapere e non poter dimostrare. Sono partito da lontano per raggiungere il punto più estremo del globo. Sono abituato a fare viaggi intercontinentali. Ma questa esperienza ha il sapore di qualcosa che non ha a che fare con lo spazio o con il tempo. E' qualcosa di più profondo che non si può misurare in coordinate. Saori e' ad un passo dal raggiungerla perché in lei c'e un dono . Che io ancora non ho. Chissà, un giorno lo raccoglierò per strada, abbandonato da qualcuno che ha paura di fare un passo così importante e si accontenta della sua vita terrestre . Per ora non mi resta che registrare i passi di Saori e imparare. Captare ogni piccolo cambiamento in lei e sentire cosa si sta risvegliando dentro di me.  

mercoledì 15 febbraio 2012

La rabbia di Tessa


Tessa, a te lui non piace?


Certo che mi piace. E’ l’uomo della mia vita. Ogni mattina quando mi alzo penso a lui e a quanto sta soffrendo. Non riesco a farmene una ragione. Saori, a volte mi meraviglio di quanto tu combini le vite delle persone come se fossero dei mattoncini giocattolo. Non sarà così facile, dopo la tua partenza. Non oso neppure pensarci. Ma sta pur certa che non andrà come pensi tu. E mettiamo il caso lui tenti di avvicinarsi a me, lo allontanerò con tutte le mie forze. Non voglio dartela vinta. Tu scompari e decidi le nostre sorti? Sarai un’aliena del futuro ma non ti permetto di ragionare in modo così semplicistico quando si tratta di umani. Abbiamo la nostra dignità. Il vuoto che lascerai non verrà riempito mai. Ed è assurdo come tu….
Tessa scoppia in lacrime.
…come tu voglia pensare che andrà tutto per il meglio. Solo per scaricare le tue responsabilità. Sarà lo sfacelo dopo che tu te ne sarai andata. Saremo  come rottami solitari ad attendere il giorno giusto della raccolta differenziata per avere un po’ di sollievo fra altri nostri simili. Era il mio piano portartelo via sotto al naso, quando eri ancora qui a decidere se restare o meno. Perché lo so che anche tu per i 30 anni che hai vissuto sulla terra, hai avuto ed hai tuttora delle esitazioni. Lo facevo per me, stai certa. Volevo provarti che fra me e lui poteva funzionare anche se c’eri tu. E ovviamente mi sbagliavo. La tua presenza è così forte che eri d’impiccio anche quando ti trovavi ad una delle tue strampalate riunioni aliene. Il suo amore è talmente genuino e mi fa così male che non riesco neppure a pensare al bene per me stessa. Perché Saori non sortisci il tuo magico effetto anche su di me? Perché io non riesco a vederti se non come una patetica anoressica con manie masochistiche? Io non ti voglio male ma vorrei non averti mai incontrata. Forse è uno sbaglio astrale la tua presenza qui. Uno di quelli che cambiano la stessa essenza del mondo.

venerdì 10 febbraio 2012

Un' attimo di tregua


Nella notte riecheggiano i passi zoppi delle mie getà sul ponte di legno. C'è tanta neve devo stare attento a dove metto i piedi. Poche luci attorno segnalano la strada che sta per scomparire davanti ai miei occhi. E' l'ennesima sfida nell'affrontare un passato che non è scritto nei miei cromosomi. Esploro una storia che non è negli annali del mio paese. Forse è osare troppo: è come turbare gli equilibri del tempo. Le persone come me dovrebbero stare a casa quando fa freddo. Invece di avventurarsi nel gelo in un abbigliamento del tutto inappropriato alla ricerca di esperienze ancestrali. Ormai è troppo tardi. La tormenta si abbatte violenta e una stecca del mio ombrello si spezza. Riconosco la gabbia degli orsi. Potrebbero essercene addirittura in libertà nei dintorni. Anche questo pensiero non basta a fermarmi. Manca poco al rifugio. Apro la porta e mi dirigo verso il cestino dove appallottolo disordinatamente lo yukata. Sono completamente nudo. Spalanco la porta e una parte del mio corpo freme perchè non ha mai visto la neve. Mi avvio intirizzito verso la pozza d'acqua e mi immergo fino alle spalle. La neve continua a cadermi in faccia ma ne sono immune. Scopro il paradiso in un mondo gelato. E tutte le mie certezze vacillano. La felicità non è qualcosa che ha a che vedere con le persone? Qui ci siamo solo io, le stelle l'acqua bollente e la neve copiosa. Forse è una nuova ricetta prelibata degli orsi e io sono solo un ingrediente, una vittima. Eppure lì immerso in tutta la mia fragilità sento che di aver raggiunto uno stadio ulteriore della mia avventura sulla Terra. Ed è' per questo che ora di ritorno a Tokyo, mentre scrivo queste righe, mi sento di nuovo in trappola. E stranamente triste.