domenica 23 dicembre 2012

Chitose e la maledizione di U. (-996 notti)

Chitose viveva in un angusto angolo del Giappone. Una città fatiscente in rovina. Le insegne mangiate dal salino e un'unica prepotente presenza: il mare. Chitose non sapeva nuotare e si limitava ad osservare quella enorme distesa blu dal molo disabitato della cittadina di U. Chitose aspettava il traghetto della domenica. Non c'erano visitatori, solo gente che fuggiva. Ingombranti valigie e paura del domani. Erano dei miserabili che usavano gli ultimi soldi a disposizione per sfuggire all'inevitabile devastazione che li attendeva se fossero rimasti a U. Un paese che versava in una crisi economica senza via d'uscita. Chitose per quanto disprezzasse quelle persone che facevano fagotto e scappavano con la coda fra le gambe, avrebbe voluto essere tra di loro. Più di una volta aveva pensato di fuggire in quel modo ma  tremava al solo pensiero di imbarcarsi su un trabicolo  a motore e lasciarsi inghiottire dal mare. La traversata durava ore e la paura dell'oceano era troppo forte. Almeno per ora. La domenica Chitose era una presenza fissa al molo. Sventolava il fazzoletto bianco e si limitava a fissare i preparativi della partenza. Fra i passeggeri c'erano anche conoscenti che fingevano di non conoscerla perchè si vergognavano di quello che stavano facendo. Chi abbandonava U. sarebbe incorso nella maledizione millenaria che impediva a chi lasciava la città di tornarci una seconda volta. Una leggenda persa nel tempo ma ancora viva nei racconti della gente. Tutti sapevano la storia di Zukuko e Keita. E tutti conoscevano quanto crudele potesse essere U. nei confronti degli abitanti che la tradivano. Chitose aveva il corpo intorpidito dal freddo ma incurante del tempo ogni domenica era sempre lì. L'unico che le rivolgeva la parola era Taka il capitano del traghetto un bell'uomo sui quarant'anni che ben si guardava da posare i piedi a terra e si limitava a sbrigare le pratiche di accoglienza dei passeggeri a bordo del traghetto. Con Chitose erano diventati amici e ogni volta che si incontravano Taka le portava un ricordino dalle numerose città che visitava per lavoro. Tra di loro si frapponeva l'oceano. Lei sulla terraferma, lui perennemente in movimento su quell'imbarcazione. Doveva essere al corrente della maledizione perchè non era mai sceso a salutarla. Sempre in bilico senza neppure sfiorarsi, si lanciavano saluti e sorrisi. Taka sarebbe stato il primo ad accogliere Chitose come clandestina sul traghetto. Chitose dal canto suo, voleva sfuggire alla morsa di U. ma senza ricorrere al mare. Era una situazione senza sbocchi, sino al momento in cui la ragazza non pensò al castello diroccato sulla collina.

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