mercoledì 5 dicembre 2012

Ardo come fuoco

E' stato il thailandese troppo piccante. Veramente troppo piccante. Mi ha ferito il palato. Mi ha irritato le pareti dell'esofago. Mi è venuto il singhiozzo. Mi sono piegato su me stesso nel ristorante sotto gli occhi  attoniti degli altri avventori. Tutti gustavano deliziosamente quel pranzo. Si chiedevano cosa ci fosse di strano. Non c'era ragione di montare quella sceneggiata. La cameriera è accorsa con aria di sufficienza e mi ha offerto un bicchiere d'acqua. L'ho preso senza guardarla negli occhi e l'ho ingoiata in un fiato. Poi l'ho guardata e le ho alitato un grazie di sfuggita. Insieme alle parole è venuto fuori un fuoco che le ha bruciato la chioma in un istante. Continuavo a scusarmi e per ogni parola una nuova raffica infuocata la stordiva. Le ho versato la caraffa d'acqua in faccia e sono scappato fra lo sconcerto dei clienti, pietrificati dallo stupore per l'accaduto. Dentro di me ardeva un fuoco e dovevo trovare una valvola di sfogo per liberarmene senza fare male a nessuno. Dalla cameriera sarei tornato il giorno dopo con un mazzo di fiori e una parrucca bionda. Ho cominciato a correre per la strada ma non appena cominciavo ad ansimare faville incandescenti fuoriuscivano dal mio naso e dalla bocca. Non riuscivo a capire come il mio corpo riuscisse a contenere quella fucina ardente. Se mi fossi buttato in mare avrei arso anche l'oceano tale era la potenza sferzante di quel getto. Disperato sul da farsi ho pensato di sfogarmi forgiando oggetti dai metalli. La mia vena artistica si è consumata all'istante data la scarsità dei materiali.  Potevo presentarmi in un circo ma il rischio di bruciare il tendone era troppo alto. Mi restava il deserto, i sassi arsi dal sole e la calura. Abbandonavo la vita di sempre per placare una nuova parte di me che prepotentemente mi aveva reso diverso. Fino al cambiamento successivo

Nessun commento: