mercoledì 19 settembre 2012

All'ISETAN

Il modo migliore di visitare un grande magazzino come l'ISETAN MAN di Shinjuku è sicuramente dopo l'orario di chiusura. Non si tratta di scassinarlo ed entrare furtivamente ma varcare l'ingresso con tanto di tappeto rosso in dolce compagnia, accolti da una schiera di commessi a nostra completa disposizione. Avevamo un complice in mezzo allo staff, quello è il suo abituale posto di lavoro. Ineccepibile, elegantissimo nel suo completo blu. Isseikun era un figurino. Il contrario di me in look vacanziero e fin troppo spensierato per l'occasione: urgeva subito un piccolo acquisto per giustificare la nostra presenza all'evento e poi liberi di esplorare i nove piani addobbati a festa. Circondato dal mondo dello spettacolo e da portafogli gonfi di denaro non mi sentivo minimamente a disagio o meglio non prestavo attenzione a chi ci stava intorno ma mi concentravo sui cibi e le bevande servite che variavano per ogni piano dell'edificio. Di solito quando faccio compere non ho l'esigenza di trascorrere ore nel negozio: mi basta un rapido giro per capire cosa posso e voglio acquistare, ponderare il colore e concludere l'acquisto, a volte senza neppure provare. E' un piacere fare spese con me non durano più di un quarto d'ora. Quella notte però ho scoperto il piacere di muovermi all'interno di uno spazio privilegiato che non era solo mera mercanzia ma anche piacevoli sorprese gastronomiche. Al quarto piano eravamo già ubriachi e non riuscivamo a trovare la scala mobile per accedere al livello successivo. E' bello fare questo tipo di esperienze con le persone che contano. Mi è tornato in mente quando appena arrivato a Tokyo, la esploravo pezzo per pezzo collezionando ricordi. Poi all'esplorazione si è sovrapposta la necessità di spostarsi in questa giungla dove le liane sono treni e i trabocchetti il tempo che non basta mai e le relazioni con le persone a volte così complesse da perderci la testa e da non capire più dove ci si trova. Ma quella sera era diverso. Non potevo avere fortuna più grande di essere accompagnato da Hiromi. La persona che, con discrezione, mi conosce meglio di chiunque altro. Abbiamo poi trascorso il resto della serata nel bar lounge del nono piano sorseggiando super alcolici: i bicchieri ci venivano automaticamente riempiti una volta che li avevamo svuotati. Il tutto avveniva ad un ritmo quasi frenetico. Quella sera ho sentito di essere arrivato da qualche parte. Non era lo sfarzo, non era neppure la sbornia: era la soddisfazione nel riscontrare che dopo tutti questi anni un rapporto d'amicizia poteva evolversi e crescere anche lì così lontano da casa, a Tokyo, fra tutti i rumori che scemavano intorno e l'aria di festa perfettamente sintonizzata sul mio stato emotivo del momento. 

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