giovedì 8 marzo 2012

Questioni di prospettiva (asimmetrica)



Sono nato assimetrico. Come mio nonno. Per quanto mi contorca durante la lezione di yoga il mio corpo si muove secondo logiche che sfidano posizioni studiate da millenni per alleviare i dolori fisici e raggiungere la perfezione. Più lo pratico e più le mie ossa si stupiscono di questo tentativo tardivo di cambiare l’assetto del mio fisico. Una bambina cattiva me lo aveva detto alle scuole elementari che il mio sopracciglio destro era più alto del sinistro. Ma io non avevo voluto crederle e mi sono limitato a guardarmi allo specchio distrattamente per non notare le differenze. E sono cresciuto così, diverso. Ma ancora capace di integrarmi in un mondo determinato dalle leggi della scienza. Che recentemente ha rivisto le sue posizioni ammettendo l’esistenza di ciò che è ancora incalcolabile e che probabilmente non lo sarà mai. Questa parte invisibile e che si manifesta a volte  sotto forma di accidenti catastrofici. Che sfida le nostre certezze e ci mette in discussione. E che fa paura anche a me , addomesticato dal pensiero che divide le cose in belle o brutte, buone o cattive. Allo stesso tempo però l’assimetria che in me mi spinge ad andare oltre e ad immaginare un mondo diverso. La scienza può dire la sua ma non esaurisce la complessità della vita. Quello che vedo io è sicuramente più bello anche se non è dimostrabile in un’equazione. C’è qualcun altro che per un’assimetria fisica o mentale finisce per chiedersi se ogni giorno non sia diverso da quello precedente? Sarebbe bello costantemente reinventarsi invece di stare inscatolati in un sistema. Vorrei trovare un luogo in questo mondo in cui poter coltivare la mia immaginazione e condividerla con altre persone liberamente. Ma le terre emerse sono stati e in Artide ogni buon proposito penso si raffredderebbe nel giro di qualche tempo. La rete la uso per diffondere i miei pensieri ma non per vivere. Oggi l’assimetria mi sta facendo dire cose azzardate. E’ ora di appendersi al sole ad asciugare per tornare in equilibrio. Sempre troppo dannosamente precario.

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