mercoledì 19 ottobre 2011

La storia di Saori

Saori aspetta appollaiata su un albero la mia prossima mossa. Sta pensando se abbandonarmi o concedermi ancora un po' del suo tempo. I miei file disordinati sul computer ne ritraggono solo una piccola parte. Ora Saori vive di vita propria. Aldilà di ogni previsione si è congedata dalla mia storia. Spazientita dalle mie tempistiche, insoddisfatta degli ultimi sviluppi, ha sbattuto la porta e si è rifugiata nel mondo reale. Non ha un lavoro nè una collocazione precisa. A volte la vedo passeggiare lungo le rive del fiume Kanda. E' così bella che stento a credere di poterla intrappolare nuovamente nella mia storia sconclusionata. Tuttavia esiste ancora un legame fra di noi. Saori vuole sapere dove è nata. E' stata concepita da me mentre osservavo un'altra persona vivere. Sono entrambi così vicini a me ora che potremmo formare una famiglia. E invece sono io ad essermi perso nella routine di tutti i giorni. I miei ricordi di quel periodo sono così fiochi, che forse varrebbe la pena di cancellarli del tutto. Saori è abbastanza forte per sopravvivere senza il suo passato. D'altronde se si incontrassero Saori potrebbe decidere di scappare via e rifiutare il mio punto di vista per abbracciare un'inconsueta quotidianità. L'ho creata osservando i suoi sguardi e le sue debolezze. Saori è nata da un amore sofferente e da un perenne senso di nostalgia. Di quando ero lontano da qui e sognavo delle notti di luna piena a Minato Mirai. Di tutto questo non esiste più nulla. Per Saori non c'è un posto dove tornare in questa immensa Tokyo. Per ora sta lì sull'albero in attesa di un mio cenno. E' compito mio mostrarle cosa c'è dopo. E darle il conforto che purtroppo non troverà nella mia storia .

mercoledì 5 ottobre 2011

La macchina che non ho mai avuto

Temo che questo blog non scomparirà così facilmente. Sono così lontano dalla mia madrepatria che nessuno si accorgerà se continuo a scrivere accanitamente. O forse dovrei semplicemente abbandonare l'italiano. Chissà se un blog scritto in Giappone è suscettibile di essere perseguito secondo le leggi del mio paese. Alla base di ogni qualsiasi discorso c'è comunque il mio totale disinteresse nel diffamare o insultare chicchessia. E una disillusione di fondo sempre più devastante. Quando si superano limiti che sembravano invalicabili e ogni giorno quello che sembrava un incubo assume la forma di una realtà inconsolabile, la mano sulla tastiera freme in un impeto di rabbia che però rimane poi inespresso a contemplare se stesso. Dove vuoi andare? A chi vuoi dare la colpa? Sei nelle condizioni di fare qualcosa di concreto? Sono tutte domande senza risposta per uno che come me ha preferito fuggire piuttosto che rimboccarsi le maniche. Vivo all'estero godendo dell'antica reputazione che l'Italia è riuscita a costruirsi nel tempo. Mi impegno a garantire che questa immagine sia preservata più a lungo possibile. Poi arriva una telefonata, dei giornali non mi fido nemmeno più. Sento la voce della gente che mi stava vicino, i loro sogni sfumati, i giorni a chiedersi cosa potrebbe andare peggio e nonostante ciò reclamare un altrettanto forte amore per la loro patria che gli impedisce di prendere in considerazione il treno, l'aereo o la nave. Sono italiani e preferiscono ancora una volta la loro macchinina che li ha accompagnati in tante peripezie e macina ancora chilometri e chilometri. I miei amici sono instancabili. E io alla fine delle telefonate mi sento confortato. Perchè finchè ci sono persone come loro, l'Italia rimarrà sempre il più bel posto della terra. Lontano come un frutto proibito lo guardo e fa male.