mercoledì 31 agosto 2011

E allora?

Gli armadi sono stracolmi, i libri alla rinfusa. La ciclette guasta da tempo immemorabile. Se non fosse per mia madre negli undici mesi all'anno in cui non ci sono, sarebbe tutto pieno di polvere. La mia camera. L'avessi sentita mia almeno per un giorno. E invece già da piccolo sapevo che non mi apparteneva. Gli anni che passano si sono stratificati sui ripiani stanchi della libreria che raccoglie volumi alla rinfusa senza un ordine preciso. Pezzi della mia storia giustapposti per incuria che si guardano di sbieco, quasi rifiutassero di appartenere alla stessa persona. Basta un'occhiata veloce per capire che sono cambiate drasticamente le mie letture, i miei interessi, la qualità delle fotografie. In tutto questo tempo sopra e sotto l'involucro superficiale "Gabriele" sono successe tante cose. Sono consapevole che da oggi in avanti ne succederanno ancora altre. E' come se stessi rivivendo la mia ennesima adolescenza in questi giorni di fine estate. Perchè non riesco a dispensarmi un consiglio risolutivo, come spesso sono solito a fare con i miei amici? Chi mai mi parlerà per dirmi cosa fare dopo? E' troppo tempo che ho smesso di guardare da un angolo obiettivo la mia vita scorrere. Sono stati mesi difficilissimi. C'è qualcuno che ha tentato di vedere oltre le apparenze? Non mi taglio la barba da marzo. Ho atteso per mesi una telefonata che non è mai arrivata. Ed ora che ho tempo per pensare la mia vacanza si trasforma in tortura. E se accendo la tv vedo che il mio paese è popolato dagli sciacalli. Chi si salverà? Sono chiuso qui e la stanchezza mi assale. A volte dormire è il minore dei mali. Ma sono le otto di sera e il fusorario ha da tempo esaurito il suo effetto soporifero. E allora?

lunedì 29 agosto 2011

Il momento di scegliere

Non usare il blog come valvola di sfogo. Non si fa. E' un'azione illecita. Qualcosa di cui il blog stesso risentirà. Lamentarsi allontana i lettori. Ci rende vulnerabili alle critiche. Il blog si è spostato momentaneamente in Italia con il suo autore ed ecco a distanza di nemmeno un mese, emergere le tipiche elucubrazioni da diario adolescenziale. Regressione, caduta di stile o semplicemente trasformazione culturale? Mi sembra di essere diventato una macchinetta e di non saper più gestire tutto questo pulsare di esistenze. L'asettico Giappone mi ha contaminato e ora ne pago le conseguenze. Ho l'impressione di essermi perso qualcosa di importante qui a casa. Un continuo fluire di umori e sensazioni che nel paese del Sol Levante rimangono inespresse o che io da straniero non riesco a cogliere. Mi ha investito come una valanga, una volta tornato in Italia. In questi giorni ero impegnato a raccogliere tutti i cocci ed oggi che ho nuovamente preso coscienza di me, mi sento diverso. Le articolazioni sono tutte anchilosate e non rispondono ai comandi di una testa confusa. E doveva essere una vacanza... Vivo con un piede in Giappone e l'altro in Italia ma la distanza è tale che sono sempre in posizione spaccata: e non sono neppure un ballerino... Mi rassegno a convincermi che è il momento di scegliere.

domenica 21 agosto 2011

Alla deriva



Ci passava il treno una volta. Chissà quante persone si erano affacciate dalle vetture per ammirare il paesaggio prima di essere inghiottite in una delle numerose gallerie scavate nelle rocce a picco sul mare. Io oggi ero a piedi e ho ripercorso quell'itinerario centenario. I binari non esistono più. Il mare sottostante era così pulito che si si poteva specchiare. Così vicino e ignaro dell'esistenza di quei posti. Oggi li ho esplorati con l'orgoglio di un abitante del luogo. Io che non appartengo più a questi sentieri e sono solo un turista anche sulle carte. A me cancellato dal database del sistema sanitario italiano. Questo mare ha detto che mi avrebbe accolto con sè, al diavolo la burocrazia. Ho pensato ai miei nonni, che nonostante avessero abitato quelle terre, il mare lo avevano da tempo dimenticato. Non era facile raggiungerlo. Non c'erano spiagge e sentieri, solo scogli da valicare. L'azzurro mi ha spinto a procedere fra le pietre appuntite. I miei piedi si muovevano con sicurezza, quasi ci fossero già stati prima. Ero sorpreso dalla nuova eleganza che scoprivo nei miei movimenti. Un pirata in avvistamento che si accinge a raggiungere la nave carica dell'ultimo bottino. Ho gettato i vestiti e mi sono tuffato in acqua. Non ho resistito e ho aperto gli occhi nell'acqua salata. Ho intravisto il fondale prima di tornare in superficie. Gli occhi mi bruciavano ma ho tentato ugualmente un'altra immersione. Il sale mi ha ha lenito le ferite ai piedi. Pizzicava ma guariva. La riva si faceva sempre più lontana e allo stesso tempo più flebile il mio desiderio di ricongiungermi alla terra. Potevo abbandonarmi alla corrente e tendere il braccio ad una sirena. Potevo dimenticare il cemento e le chiese per darmi alla caccia di santuari dimenticati sotto la superficie dell'acqua. Civiltà dimenticate sarebbero riaffiorate un giorno, abbagliando la corruzione del mondo terreno. Quanta purezza respiravo in quell'angolo incontaminato. Sono stato in acqua fino allo sfinimento. Era sera inoltrata quando ho capito che il mare mi stava congedando. Sulla riva è apparso un fuoco. Qualcuno oltre a me aveva raggiunto quel pezzo di mondo. E spettava a me tenerli a bada. Le onde mi hanno sputato fuori e mi sono ritrovato così, a gambe all'aria sulla battigia. Gli occhi erano tutti puntati su di me. A malincuore sono tornato in superficie in mezzo ai miei simili. Ero un essere umano intirizzito e infreddolito con l'illusione di essere diventato una creatura del mare. Quel fuoco mi aveva salvato da un assideramento certo. Ma la mia anima non smetteva di tormentarsi. E mi sentivo come alla deriva, sulla terraferma.