venerdì 11 novembre 2011

Me lo ha detto Steffy

Steffy mi ha detto: "E poi arriva un giorno in cui non puoi più parlare con nessuno. Ti senti incatenata  ad una maglia di rapporti così stretta da farti male e al tempo stesso non puoi permetterti una parola di troppo per non violare gli equilibri che si sono formati intorno a te e che si cementificano ogni giorno di più a tua insaputa. Fino a ritrovarti prigioniera. Proprio come in una gabbia. Non senti il bisogno di fuggire perché non sapresti neppure dove andare.  Tutto e' a tua disposizione in apparenza. Basta chiedere e ti sarà dato. Ma ricorda che per ogni singola richiesta esaudita qualcuno tirera' uno dei fili della corda. Con tanta delicatezza che non te ne accorgerai neanche. Questa mia corda sfibrata stenta a sostenermi fino a fine anno. A volte sembra così sottile che ho paura si spezzi. Allora cerco di riparare i punti piu' deboli facendomi inviare del tessuto dall'Irlanda, li’ non lesina ce n'e' ancora in abbondanza. Non sono brava a rammendare, mi ferisco spesso con l'ago. Ma in qualche modo riesco ancora ad andare avanti. E allora tiro un sospiro di sollievo. Fai che non mi penta mai del tempo perduto a ricucire quest'obrobrio che mi tiene in piedi." Steffy me lo ha detto ieri sera. Mi sono messo a cercare la mia corda. Ho rovistato dappertutto nell'armadio, nel ripostiglio e perfino nel gabinetto, ma niente nessuna traccia. Poi ho realizzato di averla lasciata in un angolo nella mia vecchia casa. E forse è per questo che riesco a vivere senza troppe preoccupazioni ora, in questo angolo di mondo.

1 commento:

kt ha detto...

E' una bella metafora ed e' vera.