lunedì 4 luglio 2011

Itabashi Museum, "Taketori Monogatari" di Philip Giordano





Taketori Monogatari, quel giorno a Itabashi. Quel giorno ma non è passata neppure una settimana. E' stato un nuovo modo di rivivere la storia della Principessa Kaguya davanti a più di 120 persone. Sono arrivato scortato da due ragazzine in uniforme. Le mie studentesse di 15 anni hanno deciso di lanciarsi in una gita fuori porta a Nord di Tokyo per respirare un po' dell'atmosfera italiana ricreata all'interno del museo per l'occasione. Mi hanno consigliato un treno diretto mentre io ero alla ricerca di una via improbabile d'accesso: erano previsti più di tre cambi stazione. E invece dritti fino al museo, seguendo di soppiatto una visitatrice che aveva chiesto prima di noi informazioni al capostazione. E' iniziata come un'avventura ed è finita in un'osteria a festeggiare l'evento. Quello che è successo in mezzo, è stato rendersi conto nuovamente della genialità di un artista come Philip Giordano. Scoprire significati inattesi che rendevano la mia traduzione una libera interpretazione delle sue parole e creavano nuovi significati in lingua giapponese. Certamente una storia interessante, resa ancora più intrigante dal tocco di Philip. Era qualcosa che non si sarebbe esaurito in un'ora e mezza come si era previsto. E infatti abbiamo sforato, e io a quel punto avrei parlato ancora per ore. Non sono un traduttore nè probabilmente lo diventerò. Ma mi è piaciuto essere lì in quel momento a celebrare un connubio di tradizione giapponese e pura e autentica arte. La vita dovrebbe regalare ogni giorno emozioni forti come questa. Kaguya Hime ci guardava dalla luna e strizzava un occhio alla mia Saori. Ora è il suo turno di scendere sulla terra e farsi catturare dalle mie parole.

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