lunedì 6 giugno 2011

La stagione delle piogge

Sono seduto qui, in un posto dove mai avrei immaginato di vivere. Il tempo mi ha concesso una tregua per stendere il bucato. Un sole così forte che sembrava di essere d'agosto. Ho radunato i vestiti e ho avviato la lavatrice, sperando fosse la volta buona. In questo periodo, lavo i vestiti, li stendo e si mette a piovere. Raduno il bucato e cerco di farlo asciugare in casa. Poi mi accorgo che l'odore è diventato insopportabile e non c'è altro da fare che rilavarli. Ma oggi ho colto il momento giusto e mi godo il profumo di ammorbidente che avvolge la biancheria. Poi per la prima volta mi guardo intorno. Fino ad ora c'è stato troppo poco tempo. Gli sforzi erano rivolti altrove e il panorama rimaneva un diversivo di cui godere chissà, un giorno lontano, quando la tranquillità avrebbe nuovamente permeato questi luoghi. La mia umanità bussa alla porta e io, abbassando la guardia la lascio entrare. E' come essere impossessato da un demone. Istantaneo e sorprendente. Che ne era stato della mia fragilità in tutto questo tempo? Corro al piano di sotto e rubo dal frigorifero una birretta alla mia coinquilina. La stappo con l'idea di berla sul terrazzo. Porto anche un cuscino e mi accomodo fra le lenzuola svolazzanti. Assaporo questo momento e sento che non sono il solo ad essere felice. I panni si asciugano e ballano al ritmo del vento. Il sole ha ritrovato la sua giusta posizione nel cielo e sorride sprigionando calore. Non c'è nessuno con cui possa parlare. Ultimamente non me la cavo molto nei rapporti umani. Le persone vanno e vengono con una frequenza decisamente superiore al solito. E siamo alla periferia di Tokyo. Auguro a tutti un po' di pace come l'ho sperimentata io dopo tanto tempo. All'improvviso è ripreso a piovere, goccioline sottili ma che impregneranno i vestiti e li renderanno fradici entro il giorno successivo. Quest'oggi ho vinto io. Sono quasi asciutti e due colpi di phon li renderanno perfetti. Raccolgo il bucato e abbandono quest'oasi di pace. Ora so che ho un posto dove tornare. Paradossalmente non è in casa ma fuori.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

eccolo il mio gabu!

robi fonti ha detto...

la sensibilità e la delicatezza che ritrovo in questo tuo scritto, sono le tue. Ti sento vicino, ed è una sensazione bellissima. A presto Gabu!