lunedì 30 maggio 2011

particella

Ho un'amica che si chiama particella. E' così piccola che non c'è bisogno della maiuscola. L'ho conosciuta in un giorno di pioggia. C'era un ombrello in mezzo al viale che procedeva lentamente fendendo l'aria umida. Una stregoneria- ho pensato, poi ho visto che era guidato da uno scricciolo rosso. Era così sottile che dubitavo potesse essere umana. La fissavo incuriosito da sotto l'ombrello e non mi rendevo conto che le stavo bloccando la strada. Così materialmente insignificante ma così determinata. "Di questo passo non riuscirò ad arrivare in tempo", si è rivolta a me come se ci conoscessimo. "Dove vai?", ho risposto. "Ho una commissione da fare. E' una torta. Il negozio è dietro l'angolo ma la mia andatura e' talmente lenta che di questo passo non riuscirò ad arrivare in tempo prima della chiusura", risponde preoccupata. "Non ti preoccupare, ci penso io", corro dietro l'angolo e cronometro 15 secondi. Chissà quanto ce ne impiega lei, poverina. "Una piccola signorina ha ordinato una torta", esordisco in negozio e la commessa mi fa un cenno di assenso. Una grossa torta di fragole e pan di spagna. E' guarnita con la scritta "Buon compleanno, particella". La ritiro e ritorno sotto la pioggia. Saranno passati tre minuti ma lei è sempre lì al punto di partenza. Non posso neppure cederle la torta perchè non sarebbe in grado di sollevarla. L'ombrello deve pesarle terribilmente. Mi offro di scortarla a casa: è già notte e un ombrello spiritato potrebbe risultare sospetto a quell'ora. Mi chino e lei mi sale sulle spalle, timida ma rassegnata. E come se mi fossi avvolto uno scialle di seta sulle spalle. La sua casa è ad un isolato ma per le sue possibilità è dannatamente lontana. "Ho festeggiato tutti i miei compleanni con le torte di quella pasticceria. Anche quest'anno non me ne volevo privare". Siamo seduti sul divano di casa sua e sorseggiamo un tè che ho preparato da accompagnare alla torta. "Per me una briciola, sono finiti i tempi in cui potevo permettermi di mangiare una torta intera. C'è stato un momento però in cui in preda allo sconforto ci sono riuscita. Il dottore mi aveva appena detto che un giorno o l'altro sarei sparita. Ora vado avanti a briciole intrise di panna. E' tutto quello che il mio stomaco riesce ad assimilare. Agli amici ho detto che sono partita. Sparire comporta una lunga preparazione. Volevo mi salutassero come mi avevano sempre conosciuto. Ho dato via anche il mio gatto, perchè ad un certo momento sarei diventata per lui nient'altro che una deliziosa topina". Ascolto e imparo lo sgomento di particella, l'essere sazi con una briciola, impiegare due ore a percorrere la rampa di scale e stancarsi per via di un mondo troppo grande. Decido di restare quel giorno e il giorno dopo. Passano mesi. Particella vive nel mio padiglione auricolare e la porto in giro con me. Mi dispensa preziosi consigli che nessuno può ascoltare ad eccezione di me tanto fievole è divenuta la sua voce.. Poi arriva un sabato in cui prendo la macchina e vado in campagna. Particella si aggrappa ad un ciuffo dei miei capelli. E' una bella giornata di sole e mi arrampico sulla collina. Arrivo in cima e so che è il momento di lasciarla andare. Non la posso fissare, non riesco più a sentirla ma so che è ancora qui con me. Poi arriva una folata forte di vento. E rimango solo, imbambolato di fronte a questo bellissimo spettaolo della natura. Particella ha imparato a volare.

Nessun commento: