giovedì 5 maggio 2011

Koenji, arrivederci!

Sto scrivendo da una stanza vuota. Senza l'armadio il soffitto sembra ancora più alto. Mi siedo fra la polvere e mi guardo intorno. Non doveva finire così. Ogni angolo di questa micro stanza dovrebbe essermi famigliare. Invece penso che questi spazi non mi abbiano mai accolto veramente. Anche i muri si abituano ai traslochi. E si insonorizzano abbandonando i sentimentalismi. Le case sono stanche di vedere persone entrare e uscire senza sosta. Per loro è un po' come ingurgitare troppo cibo e fare indigestione. I mobili urtano le loro pareti interne e le appesantiscono. Le urla che preannunciano un altro trasloco sono come aghi aguzzi che si conficcano nella tapezzeria, provocando crepe e infiltrazioni. Le persone aprono buchi nelle pareti e li tappano con il chewing gum alla fine della permanenza. In più in Giappone ci sono anche i terremoti a provare ulteriormente le ossa stanche delle case. Ricordo la mia resistere alla forza sovraumana della scossa improvvisando un ballo forzato e faticoso, nonchè terrificante se visto dall'interno. A tutti è concessa una nuova opportunità nel mese di aprile: anche i traslochi in questo paese sono scanditi dal calendario. Ed io non faccio eccezione. Ho solo un piccolo bagaglio rimasto. La ragione per cui sono tornato ancora . Chiudo la porta e me lo dimentico per l'ennesima volta. E terrificante abbandonare la metropoli. Mi auguro che non me lo spediscano al nuovo indirizzo. Così ho ancora una scusa per poter tornare. Arrivederci Koenji!

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