lunedì 23 maggio 2011

E' quello che sto scrivendo: Saori è un'aliena


Oggi mi sento un vigliacco. Mi sono finto ammalato per rimanere l’intera giornata indisturbato in casa. Era mercoledì e Saori sarebbe rientrata solo a sera inoltrata. Ho alzato la bandiera bianca anche per la colazione, non l’avrei preparata quella mattina per risultare più convincente. Sono riuscito a fingere bene perché Saori non ha sospettato di nulla e se ne andata in punta di piedi a stomaco vuoto. Se non avessi finto non l’avrei neppure sentita chiudere la porta e avviarsi al lavoro. Invece l’ho spiata dietro la tenda mentre percorreva la strada in salita verso il deposito delle biciclette. Si aggiustava i capelli ignara che la stessi guardando. Poi all’improvviso è incappata in qualcosa che l’ha fatta scivolare. Un’altra dimostrazione della sua impertinente umanità che ancora si mostrava nonostante i suoi sforzi per nasconderla. Era bastato un sassolino per riportarla nuovamente su questa terra interrompendo i suoi pensieri alieni. Ho stretto forte il tessuto delle tende a costo di strapparlo dalle guide. Sarei dovuto essere lì con lei ad aiutarla. E invece da lontano pregustavo il momento di vederla cadere sull’asfalto, sbucciarsi un ginocchio e magari emettere un gemito di dolore. Là da sola nella polvere, i collant strappati e le lacrime agli occhi , l’orizzonte dei suoi pensieri sarebbe stato drasticamente smorzato e il suo campo visivo che contemplava normalmente pianeti e universi sconosciuti si sarebbe contratto disturbato dalla visuale attuale fatta di una quotidianità acciaccata di imprevisto tipicamente umana. Poi accade qualcosa di altrettanto inatteso. L’uomo veniva nella direzione opposta. Le ha teso prontamente la mano a evitando che rovinasse a terra. Saori l’ha ringraziato con un inchino:è riuscita anche oggi a fomentare il suo ideale di perfezione che giorno dopo giorno l’allontana sempre più da me. Ci sarà ovunque un uomo in giacca e cravatta disposto ad essere al suo seguito. Guardo la mia maglia a righe infeltrita e perdo una lacrima per avere augurato del male alla persona a cui tengo di più in questo- a me ahimè- intangibile universo.

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