sabato 9 aprile 2011

In fermo


Io e Celika ci guardavamo svuotati l'uno negli occhi degli altri. Provati dagli eventi sorseggiavamo un tè infinito all'Excelsior. Ho proposto di mangiare pollo caramellato e lasciare il tè a metà, così com'era. Celika era disposta a seguirmi ovunque quella sera, chissà se il pollo caramellato le andava veramente. Ho dimenticato di chiederglielo e sono andato a pagare. E' arrivata dietro di me alla cassa, trafelata e carica di bagagli. Non la ricordavo così oberata di pacchetti al nostro incontro nel bar, ma ho dimenticato di farglielo notare. Sicuramente c'era una spiegazione. Il primo pezzo di pollo laccato mi è andato quasi di traverso quando, ad una scossa di assestamento, una delle borse di Celika è caduta. Il contenuto qualsiasi cosa esso fosse, era andato in frantumi. Ci siamo guardati entrambi con sorpresa. "Era qualcosa di prezioso?", ad entrambi era sfuggita all'unisono la stessa domanda. E mentre Celika racattava il pacchetto e il suo contenuto, io mi chiedevo perchè Celika non sapesse che cosa conteneva la sua borsa. "Aspetta, vuoi forse dirmi che questa roba non è tua?", mi ha detto Celika indicando i pacchetti riversati sulla sedia. Ho annuito. Celika è diventata ancora più bianca, temevo scomparisse. "Li ho presi pensando fossero tuoi. Di solito giri con talmente tante borse che sembri un ambulante. Volevo farti un favore e invece guarda, mi sono pure messa rubare..."Finiamo di mangiare in fretta e corriamo indietro al bar. Spieghiamo la situazione e per tutta risposta ci viene consigliato di andare al posto di polizia più vicino a denunciare l'accaduto. Ho il permesso di soggiorno scaduto ma non me la sento di abbandonare Celika. Io balbetto, Celika è ancora pù confusa di me. Il poliziotto ascolta impassibile il nostro racconto poi fa una telefonata. C' è stata una denuncia di furto che corrisponde all'accaduto che abbiamo appena raccontato. Bisogna aspettare perchè occorre rintracciare la persona in questione. E' notte al comissariato di Shinkoenji e si susseguono le scosse di assestamento. Mezz'ora dopo la proprietaria delle borse si fa viva e mi taglia la faccia con uno sguardo gelido. Chissà se pensa veramente che sia un ladro. Ma sì che importa...adesso è cruciale sapere cosa si è rotto. Se è un ceramica preziosa siamo veramente nei guai. Fortunatamente si tratta di una tazza da un euro. Niente di importante. La signora si congeda e non sporge denuncia. Noi, invece, rimaniamo in commissariato. Chissà se il poliziotto cercherà di estorcerci una confessione improbabile o ci tiene lì unicamente per non rimanere solo? La notte fa paura a tutti, paladini e criminali. Io e Celika non siamo nè gli uni nè gli altri. Ma siamo disposti a rimanere ancora un po' così. In fermo.

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