mercoledì 29 dicembre 2010

La bambina e la pozzanghera- Storia a puntate

Pioveva a dirotto da giorni. Guardavo fuori dalla finestra e speravo che Silvestro, il mio gatto, si fosse rifugiato nella casetta in giardino che gli aveva costruito papà. Non c’era traccia degli altri bambini. Avevo ricevuto in regalo un aquilone colorato proprio il giorno in cui era iniziato a piovere. E’ un gioco che non si può assolutamente fare in casa. “Porta pazienza, a breve il sole tornerà nel cielo” mi diceva papà. E invece era già passata una settimana. Il tempo di leggere un libro oziando sulla poltroncina vicino alla finestra.

Oggi un arcobaleno ha interrotto la pioggia. E mi sono precipitato fuori.

“L’aquilone non si può ancora usare, il terreno è ancora troppo fangoso”, ha detto papà.

“Lo prendo per fargli prendere una boccata d’aria” ho risposto io. Anche gli aquiloni hanno bisogno di passeggiare. Al di là della porta di ingresso mi aspettava una grossa sorpresa.

venerdì 24 dicembre 2010

(Non) solo buone notizie

Continua a piovere a dirotto fuori. Sto dentro casa e vedo scendere la pioggia incessante. Il giardino è un pantano di fango. Il fuso orario mi rende più vulnerabile. Natale è imminente o è già passato chissà. Gli entusiasmi smorzati da una quotidianità che si acquisisce troppo velocemente. E' l'immagine di un solo momento durante l'intero arco della giornata. Ma valeva la pena descriverlo. Anche se è dannatamente triste. Oggi preparerò gli yakisoba. Ieri è stato il turno degli udon bollenti. Li ho portati in tavola timidamente. Temevo in un rifiuto perentorio. Snaturati dal loro contesto originario e mangiati con la forchetta avrebbero perso il loro gusto vincente? Inaspettatamente sono piaciuti. Ho visto un raggio di sole nel cielo. Fugace ma con la forza di una benedizione. Ho preparato l'esame di italiano per i miei studenti. Non troppo difficile, in questo periodo sono tutti più buoni. Lo sarò anche io. La mia camera è così grande. Vorrei rendere ogni angolo speciale e significativo, ma il tempo a disposizione è troppo poco. Mi limito ad osservare smarrito la vastità del luogo che da bambino mi appariva troppo stretto per ospitare i miei giochi fantastici. Il telefono fisso squilla con l'insistenza di chi sa di chiamare in una casa abitata. Conversazioni inaspettate che fanno male. Il passato diventa improvvisamente attuale a casa. E la sfera sentimentale rientra prepotentemente in scena. A tutte queste cose si aggiunge la premonizione per i terremoti che mi sono portato dal Giappone e di cui non riesco a liberarmi. Ieri notte anche la Liguria ha cominciato a tremare. I miei dicono che è solo un'impressione. Che qui non siamo in Giappone. Sì, effettivamente, non siamo in Giappone...

domenica 19 dicembre 2010

Chi si ferma è perduto


E' il momento di esordire come scrittore in Giappone. Mi infonde coraggio. C'è qualcuno che ha letto quello che ho scritto e gli è piaciuto. Si tratta di una fanzine che scrive di media e di pop culture. Mi ero assopito, ora penso sia l'ora di tornare al lavoro. Non devo avere paura, qualcuno ci sarà ad aiutarmi a correggere le particelle sbagliate o i periodi che non tornano. Lo stesso vale per "Saori è un'aliena" , abbandonato a metà su un file del computer. Scalpita all'idea di tornare in vita , nonostante la mia idea del finale. C'è stato un esame che mi ha cambiato la vita per i prossimi due anni e mezzo. Non pensavo altro che a studiare per superarlo. E la scrittura è caduta in secondo piano. Sto iniziando a capire che il suo richiamo è fatale. La rivista sarà disponibilie nei principali circuiti librari della città, primo fra tutti il Junkudo di Shinjuku che mi piace tanto. E' un'altra occasione perchè qualcuno si imbatta nel mio primo racconto "In fuga" o nella tesina che ho scritto sui "Racconti del cellulare e l'epoca della digitalizzazione libraria". Voglio riuscirci ancora. Passeranno molti anni prima che mi possa permettere di scrivere un libro. Ma è il mio prossimo obiettivo. Da questo momento in poi chi si ferma è perduto.

sabato 11 dicembre 2010

Polla lost

La ragazza del cinese alla stazione di Koenji non si faceva incantare dai miei elogi. Adoravo quel pollo caramellato. Era la ragione per cui allungavo la strada la sera. Il mio premio di consolazione delle giornate tristi. Una prelibatezza. Un giorno inspiegabilmente cancellato dal menù. E io che prendevo una spiegazione razionale. E' stato sostituito dalla versione Chili Sauce. Un dolciume. E quel gusto asprigno si è perso chissà dove. Probabilmente quella sera non era disponibile, pensavo. Sono tornato più volte a reclamarlo ma niente da fare. Quella ricetta millenaria era stata fatalmente accantonata in favore di un piatto decisamente arrogante. Ho girato tutti i cinesi di Koenji pregando di ritrovare quel sapore irripetibile. Una delusione dopo l'altra. Ho tentato di farmi piacere il pollo in salsa Chili per incantare Liu Mei, la cameriera che sembrava invece indispettita dalle mie frequenti incursioni al take away. Le sono riuscito a strappare il segreto del pollo. Lo cucinava un cuoco che era stato recentemente licenziato e aveva lasciato la città per tornare a Shangai. Mi basta una telefonata risolutiva. Sento Donna Cina aldilà del mare e mi assicura che lo troverà e lo sedurrà parlando il cinese. Lo pregherà di cucinare per lei. E vergherà la ricetta su un foglio di carta, destinazione Tokyo. Allora sarà il mio turno. Liu Mei decifrerà il cinese e io mi metterò a lavorare part time al ristorante. Imparerò la cucina cinese. E stupirò nuovamente tutti resuscitando il più buon pollo che abbia mai mangiato.

domenica 5 dicembre 2010











Mi e' bastato uscire a correre per decidere di restare. Da tempo ero sfiorato dall'idea di un altro trasloco. Uno all'anno era nella norma. Una sorta di costante nella mia vita da un po' di tempo a questa parte. Oggi mi sono svegliato con la voglia di correre nella direzione opposta rispetto alla strada che mi collega ogni giorno al resto del mondo che conosco. Mi sarei diretto verso una parte dell'isola così vicina ma altrettanto sconosciuta. Vivere in Giappone e' un'esperienza affascinante se si mantiene ferma la consapevolezza di vivere in un arcipelago. L'esploratore che si nasconde nelle pieghe delle lenzuola per evadere nel mondo dei sogni, oggi ha deciso che vale la pena di uscire a dare un'occhiata al versante sud dell'isola e di fare provviste nel negozietto vicino al tempio. Ho cominciato a correre e non sono trascorsi neppure dieci minuti per scoprire che dietro casa avvengono i miracoli. Non mi sono fermato e ho continuato la corsa per trenta minuti. In quell'arco di tempo ho ponderato la mia decisione. Mi e' bastato guardarmi intorno per innamorarmi di nuovo di quel posto controverso. Dove i morti superano i vivi per numero di abitanti. Dove il vento soffia così impetuoso a volte da scuotere la mia casa. Dove se gli affitti sono così bassi ci sara' un perché ma non c'e nessuno a cui chiedere spiegazioni. Crollo disteso sul tappeto d'erba: basta così poco per ritrovarsi in paradiso. Oggi ho scoperto qualcosa di meraviglioso. Proprio dietro casa. Calibro la visuale e valuto nuovamente la mia posizione in questo mondo. In cielo vola un aquilone. Sento di appartenere a questo luogo. Decido che questa e' la mia nuova casa. E non devo neppure traslocare . Era semplicemente una questione di prospettiva.

mercoledì 1 dicembre 2010

La sua vetrina

Mi fermo sempre ad osservare la sua vetrina. Espone bellissimi vestiti da sera di altre epoche. E' un ragazzo troppo alto per essere giapponese. Ha realizzato il suo sogno. In quella via eccentrica dove si trova di tutto c'è anche il suo piccolo negozietto. Luccica ventiquattro ore su ventiquattro. Lo vedo di spalle chino sulla sua ultima creazione. Fa anche lo stilista. Tutti passano e guardano incuriositi ma ancora non ho visto nessuno varcare la soglia del suo negozio. Quegli abiti degni di una principessa ma così diversi dai tradizionali kimono che tipo di clientela potrebbero attrarre?Non si tratta di merce per otaku. Niente divise alla marinaretta, nè bacchette magiche. Ricordano piuttosto le soap opera americane degli anni ottanta, spalline comprese. Troppo lunghi per le gambe delle giapponesi nonostante i tacchi, sembrano fatti su misura perchè lui li indossi. Disegna abiti per sè e siccome non può metterli tenta di venderli. Sottrae dagli armadi delle sue amanti occidentali gli abiti più belli per arricchire la sua collezione. Dovrebbe trovare solo un po' di coraggio in più. C'è un cartello fuori dal negozio. Cerca un assistente. Ammiro la sua devozione per il lavoro. Mi piace anche il posto. Ma non sarò io a guarirlo dalle sue paure questa volta. Ha bisogno di una modella che sfoggi ogni giorno un abito diverso davanti al negozio. Sfilate di moda ininterrotte. Potrà vestirla e svestirla fino allo sfinimento. E forse un giorno nel retro del negozio riuscirà a guardarsi nello specchio mentre lei lo aiuta a indossare uno dei suoi abiti da donna. Entrambi sorrideranno soddisfatti. Immerso in questi pensieri penso al mio armadio stracolmo di vestiti che non uso mai e penso: io di che cosa ho bisogno? Esiste un abito in grado di rendermi felice?