venerdì 24 dicembre 2010

(Non) solo buone notizie

Continua a piovere a dirotto fuori. Sto dentro casa e vedo scendere la pioggia incessante. Il giardino è un pantano di fango. Il fuso orario mi rende più vulnerabile. Natale è imminente o è già passato chissà. Gli entusiasmi smorzati da una quotidianità che si acquisisce troppo velocemente. E' l'immagine di un solo momento durante l'intero arco della giornata. Ma valeva la pena descriverlo. Anche se è dannatamente triste. Oggi preparerò gli yakisoba. Ieri è stato il turno degli udon bollenti. Li ho portati in tavola timidamente. Temevo in un rifiuto perentorio. Snaturati dal loro contesto originario e mangiati con la forchetta avrebbero perso il loro gusto vincente? Inaspettatamente sono piaciuti. Ho visto un raggio di sole nel cielo. Fugace ma con la forza di una benedizione. Ho preparato l'esame di italiano per i miei studenti. Non troppo difficile, in questo periodo sono tutti più buoni. Lo sarò anche io. La mia camera è così grande. Vorrei rendere ogni angolo speciale e significativo, ma il tempo a disposizione è troppo poco. Mi limito ad osservare smarrito la vastità del luogo che da bambino mi appariva troppo stretto per ospitare i miei giochi fantastici. Il telefono fisso squilla con l'insistenza di chi sa di chiamare in una casa abitata. Conversazioni inaspettate che fanno male. Il passato diventa improvvisamente attuale a casa. E la sfera sentimentale rientra prepotentemente in scena. A tutte queste cose si aggiunge la premonizione per i terremoti che mi sono portato dal Giappone e di cui non riesco a liberarmi. Ieri notte anche la Liguria ha cominciato a tremare. I miei dicono che è solo un'impressione. Che qui non siamo in Giappone. Sì, effettivamente, non siamo in Giappone...

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