mercoledì 1 dicembre 2010

La sua vetrina

Mi fermo sempre ad osservare la sua vetrina. Espone bellissimi vestiti da sera di altre epoche. E' un ragazzo troppo alto per essere giapponese. Ha realizzato il suo sogno. In quella via eccentrica dove si trova di tutto c'è anche il suo piccolo negozietto. Luccica ventiquattro ore su ventiquattro. Lo vedo di spalle chino sulla sua ultima creazione. Fa anche lo stilista. Tutti passano e guardano incuriositi ma ancora non ho visto nessuno varcare la soglia del suo negozio. Quegli abiti degni di una principessa ma così diversi dai tradizionali kimono che tipo di clientela potrebbero attrarre?Non si tratta di merce per otaku. Niente divise alla marinaretta, nè bacchette magiche. Ricordano piuttosto le soap opera americane degli anni ottanta, spalline comprese. Troppo lunghi per le gambe delle giapponesi nonostante i tacchi, sembrano fatti su misura perchè lui li indossi. Disegna abiti per sè e siccome non può metterli tenta di venderli. Sottrae dagli armadi delle sue amanti occidentali gli abiti più belli per arricchire la sua collezione. Dovrebbe trovare solo un po' di coraggio in più. C'è un cartello fuori dal negozio. Cerca un assistente. Ammiro la sua devozione per il lavoro. Mi piace anche il posto. Ma non sarò io a guarirlo dalle sue paure questa volta. Ha bisogno di una modella che sfoggi ogni giorno un abito diverso davanti al negozio. Sfilate di moda ininterrotte. Potrà vestirla e svestirla fino allo sfinimento. E forse un giorno nel retro del negozio riuscirà a guardarsi nello specchio mentre lei lo aiuta a indossare uno dei suoi abiti da donna. Entrambi sorrideranno soddisfatti. Immerso in questi pensieri penso al mio armadio stracolmo di vestiti che non uso mai e penso: io di che cosa ho bisogno? Esiste un abito in grado di rendermi felice?

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