venerdì 8 ottobre 2010

La strega di Kunitachi


Le cose purtroppo non sono mai quello che sembrano. E nemmeno le persone. L'ho vista di schiena davanti al portone dell'università. Calze autoreggenti, pantaloncini corti e chioma ramata. Il passo incerto e un po' troppo magra forse. La sorpasso e solo allora mi accorgo che la sua andatura è addirittura barcollante. Forse è ubriaca. I capelli sono una parrucca calcata male sulla testa. Il volto invisibile, coperto fra le chiome finte. Ma le sue mani mi svelano il segreto. Sono scheletriche e ossute. La mani di una settantenne. Stringono un cellulare come ce ne sono tanti in giro. Sembra un fantasma. Ma in realtà si tratta di un'anziana viva e vegeta. Aggrappata ad un ricordo di un tempo lontano o desiderosa di vivere gli anni di università che le sono stati preclusi quando era ragazza. O forse un homeless che vive nel parco di Hitotsubashi. Mi chiedo dove sia la sua famiglia. E chi sia che risponde alle sue chiamate. Un'altra leggenda metropolitana alle numerose che circolano in rete. Quella donna che ho rivisto seduta su un sasso vicino alla biblioteca e di cui non riesco ad intravedere il volto. La strega di Kunitachi.

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